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Tuvalu sta scomparendo? Il caso dello Stato che verrà inghiottito dal mare Enzo Asuni
Lo Stato di Tuvalu sta sparendo per sempre? Tuvalu, piccolo Stato insulare del Pacifico composto da nove atolli tra l’Australia e le Hawaii, sta lentamente scomparendo sotto l’effetto del cambiamento climatico. L’innalzamento del livello del mare minaccia l’intera esistenza del Paese, tanto che oltre 4.000 cittadini tuvaluiani – circa un terzo della popolazione – hanno chiesto asilo climatico in Australia.

Di fronte a un possibile esodo di massa, l’Australia ha creato il primo programma al mondo di “visti climatici”: un progetto pionieristico, destinato a diventare un modello per il futuro della migrazione ambientale.
Il programma, attivo dal 2024, si basa su un meccanismo di quote annuali: ogni anno vengono messi a disposizione 280 posti, circa il 2,5% della popolazione di Tuvalu. Un numero studiato per permettere, in teoria, a tutti gli abitanti di trasferirsi in Australia entro quarant’anni, lo stesso periodo in cui gli scienziati stimano che Tuvalu diventerà inabitabile.
L’accesso al programma avviene tramite un sorteggio computerizzato che garantisce pari opportunità a tutti: non ci sono criteri di reddito, età, istruzione o stato di salute. Anche le persone con disabilità o malattie croniche possono partecipare, superando i limiti imposti dai tradizionali visti australiani.

Chi viene selezionato può richiedere il visto Subclass 192 (Pacific Engagement – Treaty Stream), che garantisce residenza permanente immediata, accesso al mercato del lavoro, alle università locali, alla sanità pubblica e ai sussidi familiari e di disoccupazione. Unico nel suo genere, il visto consente anche viaggi illimitati tra Australia e Tuvalu, per mantenere vivi i legami culturali e familiari.
Questo innovativo sistema di migrazione climatica nasce da un trattato storico: il Falepili Union, firmato nel novembre 2023 tra l’Australia e il governo di Tuvalu. L’accordo è entrato in vigore ad agosto 2024 ed è il primo patto bilaterale al mondo dedicato alla migrazione per cause ambientali.
Uno degli aspetti più rivoluzionari riguarda il concetto di sovranità statale: l’Australia si è impegnata a riconoscere Tuvalu come Stato sovrano anche se dovesse fisicamente scomparire. Questo significa che il Paese continuerà a esistere legalmente e politicamente, con un governo in esilio, diritti internazionali intatti e la possibilità di rappresentanza diplomatica. Inoltre, manterrà le sue zone economiche esclusive, cruciali per la pesca e le risorse marine.
Tuttavia, in cambio del supporto australiano, Tuvalu ha dovuto cedere parte della sua sovranità in ambito militare e di sicurezza. Le decisioni future in questi settori dovranno essere condivise con Canberra. Una scelta che ha generato forti critiche interne: l’ex premier Enele Sopoaga ha accusato l’accordo di compromettere l’indipendenza nazionale e ha promesso di rinegoziarlo. Anche l’attuale primo ministro, Feleti Teo, ha annunciato possibili modifiche, pur mantenendo l’impianto generale del trattato.
Oltre i visti: investimenti per salvare Tuvalu
L’Australia non si è limitata a offrire ospitalità: ha avviato un ampio piano di investimenti in infrastrutture per aiutare Tuvalu a resistere il più possibile. Tra questi:
Dietro questi investimenti c’è anche una strategia geopolitica: Canberra vuole contenere l’influenza cinese nell’area del Pacifico.
Tuvalu: la prima vittima della crisi climatica globale
La storia di Tuvalu è molto più di una crisi locale: è un campanello d’allarme per il mondo intero. Questo piccolo Stato è diventato simbolo della fragilità degli equilibri ambientali e della necessità urgente di politiche concrete per affrontare la crisi climatica globale.
Il progetto dei visti climatici australiani rappresenta un tentativo concreto, anche se imperfetto, di dare una risposta al fenomeno crescente delle migrazioni forzate per cause ambientali.
Tuvalu ci insegna che la casa non è solo un territorio fisico, ma anche una comunità, una cultura, un’identità. E che il diritto a vivere con dignità, anche quando il clima cambia, è un diritto umano universale.
Mentre il mare avanza, questo piccolo Paese del Pacifico ci lascia una domanda potente: quante altre Tuvalu dovranno scomparire prima che il mondo si muova davvero?
A cura di Enzo Asuni, social media manager del Gruppo L’Unione Sarda, nella rubrica Social Trends.