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Venti di guerra: la Polonia abbatte droni russi su Varsavia Giulio Zasso, Michele Ruffi, Christian Rossi
La situazione internazionale mostra ora tensione e apprensione, con l’aggravarsi degli scontri e delle incertezze globali. Recentemente, la Polonia ha abbattuto droni russi che avevano sorvolato il territorio di Varsavia, aprendo discussioni sull’aggressione e portando all’invocazione dell’art. 4 della NATO. Nel frattempo la tragedia di Gaza continua e, contemporaneamente, la Francia affronta una crisi di governo ed economica che ha scatenato proteste con oltre 200 arresti. Il professor Christian Rossi, docente di storia delle relazioni internazionali all’Università di Cagliari, sottolinea che definire gli eventi attuali una semplice “tensione” è riduttivo data la loro complessità.

Il fronte più caldo rimane indubbiamente quello di Gaza. L’Europa si trova però anch’essa in una posizione delicata. A est, un confine che consideriamo debole dell’Unione Europea, la Russia sta probabilmente cercando di sondare il livello di difesa che l’Europa può attuare. La Polonia storicamente è sempre stata un anello debole, in quanto la storia l’ha divisa e smembrata più volte nel corso dei secoli, rendendola un fronte di attenzione per la Russia. La presenza di Kaliningrad aumenta questa preoccupazione. Episodi come la disattivazione del GPS sull’aereo di Von der Leyen, forse un segnale di guerra elettronica, e l’invio di droni russi, evidenziano la strategia russa di pressione.

In risposta agli attacchi con i droni su Varsavia, la Polonia ha invocato l’Articolo 4 del trattato dell’Atlantico del Nord. Questo articolo prevede la consultazione degli stati membri in caso di schermaglie o situazioni di tensione, funzionando come un “preallarme”. L’Articolo 5, che prevede il soccorso in caso di attacco, è scattato solo per l’11 settembre 2001, unico caso ricordato. La NATO si presenta come un sistema di difesa, creato dopo la Seconda Guerra Mondiale, sebbene alcuni la percepiscano come un’entità aggressiva. Nonostante la sua espansione ai confini russi dopo la Guerra Fredda, rimane fondamentale ricordare che la NATO si lega principalmente agli Stati Uniti. Il silenzio degli Stati Uniti riguardo all’attacco in Polonia ci preoccupa, suggerendo un potenziale disinteresse dell’attuale amministrazione americana per la difesa europea.
La Russia, sotto la guida di Putin, ha come programma dichiarato il ritorno a una “Madre Russia” più ampia. Sebbene dubiti di un’immediata espansione del conflitto all’Europa orientale, la Russia sta sicuramente cercando di capire fino a che punto l’Europa si compatterà, soprattutto con gli Stati Uniti. L’obiettivo è esercitare pressioni sull’Europa in chiave Ucraina, dove Putin non mostra alcuna intenzione di sedersi a un tavolo di pace. L’incontro di Trump con Putin in Alaska ha rappresentato, secondo Rossi, solo una vetrina per il leader russo.
Qualcuno ha descritto la politica estera di Trump come “sclerotica”, con decisioni incoerenti come l’introduzione dei dazi che, alla lunga, potrebbero ricadere sui cittadini americani. Esiste la possibilità che il Partito Democratico blocchi le sue iniziative nelle elezioni di medio termine. Le sue azioni sembrano spesso motivate da ambizioni personali, come il tentativo di oscurare la presidenza Obama e il Nobel per la pace che Obama ha ricevuto, piuttosto che da reali strategie di risoluzione dei conflitti. Trump ha vantato di aver risolto guerre che, in realtà, non ha risolto. La sua amministrazione, che si caratterizza per un entourage di “Yesmen” e per decisioni che prende senza chiare spiegazioni, e il cambio del Dipartimento della Difesa in Dipartimento della Guerra, suggeriscono una gestione problematica. Alcuni ipotizzano che l’instabilità in Europa possa addirittura favorire la crescita economica degli Stati Uniti.
L’attacco di Israele in Qatar per colpire i vertici di Hamas rappresenta un altro grave sviluppo, un intervento che espande il conflitto. Israele persegue l’obiettivo di decapitare Hamas; l’Europa (Von der Leyen) e gli Stati Uniti lo sostengono a livello internazionale, poiché considerano Hamas non un interlocutore. Israele sembra avere “mano libera”, ma le sue azioni in Qatar, Iran e Libano impattano sulla sovranità internazionale di altri stati. Gli Stati Uniti non intendono frenare l’interventismo israeliano. Una soluzione in Palestina appare lontana, a meno che Israele e i coloni non cambino approccio e si arrivi a un tavolo di negoziazione.
L’effetto brutale sulla popolazione della striscia di Gaza sta suscitando un’enorme enfasi internazionale. La Global Flottilla, che si sta muovendo verso le acque israeliane, rappresenta una mobilitazione civile significativa, sebbene il suo impatto pratico sia purtroppo dubbio. L’opinione pubblica mondiale si sta schierando per lo stop al massacro a Gaza, ritenendo che “enough is enough”.
Intervista a cura di Giulio Zasso e Michele Ruffi
La Strambata del 10-09-2025
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