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Vertice Trump–Europa: Zelensky chiede garanzie per l’Ucraina Manuel Cozzolino
L’atteso incontro alla Casa Bianca tra Donald Trump, i leader europei e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha acceso il dibattito politico internazionale. Le prime pagine dei giornali parlano di un’Europa che cerca spazio nello scacchiere globale, ma divisa nelle posizioni interne, mentre Trump continua a rafforzare la sua immagine di leader forte e imprevedibile.

Sebbene la presenza di sette capi di Stato e di Ursula von der Leyen segnali la volontà dell’Unione Europea di contare, le divergenze tra leader emergono chiaramente. Meloni, Macron e altri esprimono posizioni diverse sulla gestione della guerra in Ucraina, dalle possibili forze di interposizione militare al sostegno economico e politico. Questa frammentazione, come osservato dagli esperti, indebolisce la capacità dell’UE di parlare con una sola voce.

Al centro del vertice resta il destino dell’Ucraina. Zelensky chiede garanzie di sicurezza simili al modello NATO, anche se Kiev non fa parte ufficialmente dell’Alleanza Atlantica. Italia, Germania e Regno Unito sembrano favorevoli a discutere meccanismi di protezione, mentre la Francia appare più cauta. L’obiettivo: assicurare a Kiev un futuro meno vulnerabile di fronte all’aggressione russa.
Mentre l’Europa discute, molti osservatori ritengono che il vero vincitore del vertice sia stato Vladimir Putin. Grazie al bilaterale con Trump, il presidente russo è apparso nuovamente al centro del gioco diplomatico, riabilitato agli occhi di molti. Un gesto simbolico ha attirato l’attenzione: il ministro degli Esteri russo Lavrov si è presentato con una maglietta con la scritta “CCCP”, richiamando apertamente il passato sovietico e ribadendo implicitamente il legame storico tra Russia e Ucraina.
Un altro tema emerso è l’assenza di un’istituzione forte in grado di mediare e fermare i conflitti. L’ONU, che negli anni ’90 e 2000 aveva avuto un ruolo fondamentale nel favorire accordi di pace stabili, oggi sembra incapace di incidere. Questo vuoto favorisce la legge del più forte e spinge i leader a negoziare in modo bilaterale, lasciando in secondo piano i meccanismi multilaterali.
Intervista a cura di Nicola Scano
La Strambata del 18-08-2025
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