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Vertice USA-Russia in Alaska: Trump e Putin tra crisi Ucraina e Medio Oriente Simona De Francisci, Alessandro Aresu
Il vertice del 15 agosto in Alaska rappresenta un evento chiave nelle relazioni tra Stati Uniti e Russia. Come spiega Alessandro Aresu, scrittore e consigliere scientifico di Limes, la scelta della sede è un segnale politico preciso: l’Alaska è territorio americano, ma con un passato russo, e ospitare l’incontro qui indica che la questione è trattata come un affare bilaterale, senza mediazioni europee o di altre potenze.

Secondo Aresu, la collocazione geografica e diplomatica del vertice indica che il dialogo sull’Ucraina è principalmente gestito da Donald Trump e Vladimir Putin, con un ruolo marginale per Unione Europea e Kiev. È improbabile, secondo l’analista, che l’incontro produca un accordo risolutivo; più probabile invece che resti la percezione di un negoziato a due.

Oltre alla crisi ucraina, la tensione in Medio Oriente rimane elevata. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu continua le operazioni a Gaza e aumenta la pressione sull’Iran. L’amministrazione Trump, inizialmente molto vicina a Netanyahu, alterna fasi di supporto diretto a momenti di distacco, intervenendo solo con attacchi mirati contro le strutture militari iraniane. Questa strategia altalenante offre maggiore autonomia agli attori regionali e riduce il controllo diretto degli Stati Uniti.
Secondo Aresu, la crisi ucraina e quella mediorientale condividono lo stesso filo conduttore: gli Stati Uniti si ritirano progressivamente da alcune aree di influenza. Questa scelta frammenta il contesto internazionale e spinge diversi attori regionali ad agire senza una supervisione globale unitaria, aumentando così rischi e instabilità.
Intervista a cura di Simona De Francisci
La Strambata del 11-08-2025
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