Intervista a cura di Massimiliano Rais
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Iran: rischio guerra civile e crisi del diritto internazionale Radiolina
La guerra in Iran segna un passaggio cruciale negli equilibri geopolitici globali. L’attacco condotto da Stati Uniti d’America e Israele contro Iran ha aperto una fase di fortissima instabilità in Medio Oriente, con il rischio concreto di un allargamento regionale. Christian Rossi, docente di Storia delle relazioni internazionali all’Università di Cagliari, ha analizzato gli scenari del conflitto. Secondo Rossi, l’imprevedibilità è l’elemento dominante, sia per la reazione iraniana sia per la strategia americana, anche alla luce delle posizioni di Donald Trump.

L’Iran è stato duramente colpito con la morte della Guida Suprema Ali Khamenei. Tuttavia, la struttura statale e militare non è crollata. La catena di comando appare ancora operativa e coordinata, segno che Teheran potrebbe aver predisposto un sistema di continuità istituzionale.
Secondo Rossi, l’Iran starebbe tentando di coinvolgere le monarchie del Golfo che ospitano basi americane. Nel mirino sarebbero finiti gli Emirati Arabi Uniti, il Kuwait e il Qatar. Una mossa che potrebbe però produrre l’effetto opposto: cementare questi Stati in un fronte anti-iraniano. La guerra si è estesa al Libano, dove si registrano nuove operazioni militari israeliane. In questo contesto sarà operativa la Brigata Sassari, impegnata nelle missioni internazionali nel sud del Paese.
Nel sud del Libano è radicata la presenza di Hezbollah, sostenuto dall’Iran e in costante attrito con Israele. Il rischio di un’escalation lungo il confine è altissimo, con possibili ripercussioni indirette anche sul contingente italiano. L’allargamento del conflitto al Libano significa tensione diretta nel cuore del Mediterraneo, con implicazioni strategiche per l’Europa. Ogni nuovo fronte aumenta il livello di incertezza e complica eventuali tentativi di mediazione diplomatica.
Uno dei temi centrali riguarda la possibilità di un cambio al vertice dello Stato iraniano. Secondo Christian Rossi, è difficile prevedere un crollo immediato del regime. La struttura interna appare ancora coesa. Il presidente americano avrebbe sul tavolo diverse opzioni.
Tuttavia, Rossi ritiene poco probabile uno scenario “Venezuela”. Più realistico potrebbe essere un modello Libia, con frammentazione del potere e guerra civile interna. Uno scenario di guerra civile aprirebbe a interferenze esterne e perdita di controllo territoriale, con conseguenze devastanti per l’intera regione.
Nonostante i colpi subiti, l’Iran continua a coordinare attacchi e operazioni. Questo dimostra che la catena di comando è ancora attiva, rendendo meno immediata l’ipotesi di un collasso istituzionale. Christian Rossi sottolinea un punto cruciale: il diritto internazionale è sempre più marginalizzato.
Se le norme vengono sistematicamente violate, prevale la logica della forza. Questo crea un precedente pericoloso anche per altre potenze. Russia e Cina seguono con attenzione gli sviluppi. Ogni violazione delle regole internazionali può diventare un precedente per altri teatri geopolitici.
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