Intervista a cura di Egidiangela Sechi
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Gender pay gap in Italia: le donne guadagnano fino al 23% in meno Manuel Cozzolino
Il divario salariale tra uomini e donne continua a rappresentare una criticità strutturale del mercato del lavoro italiano, con stipendi femminili mediamente inferiori di circa il 20%. Secondo i dati più recenti dell’INPS, il fenomeno riguarda sia il settore pubblico sia quello privato e si conferma stabile nel tempo. Il segretario generale della CGIL Sardegna, Fausto Durante, spiega: “Esiste un sostanziale divario salariale di genere, il cosiddetto gender pay gap, che tra lavoro pubblico e privato oscilla tra il 22% e il 23%”.

Il gender pay gap non riguarda un singolo comparto, ma attraversa l’intero sistema occupazionale italiano, manifestandosi in modo più marcato soprattutto nel settore privato. Secondo l’analisi sindacale, la differenza retributiva deriva anche da una cultura del lavoro ancora influenzata da stereotipi di genere radicati nel tempo. Durante sottolinea: “Nel settore privato è più difficile superare l’idea, ancora diffusa, che pagare meno le donne sia conveniente per il sistema delle imprese”.
In alcuni comparti economici il divario retributivo raggiunge livelli ancora più elevati rispetto alla media nazionale, come dimostrano i dati relativi al settore finanziario. In questo ambito gli uomini arrivano a guadagnare fino al 23% in più rispetto alle colleghe, evidenziando un forte squilibrio salariale. Durante osserva: “In molti settori dell’economia e della finanza emerge come le donne, a parità di formazione, abbiano spesso performance professionali anche superiori a quelle degli uomini”.
Il problema della disparità salariale non riguarda soltanto i numeri, ma riflette una questione culturale ancora profondamente radicata nel mercato del lavoro. Secondo gli esperti e le organizzazioni sindacali, la soluzione richiede interventi strutturali che coinvolgano istruzione, formazione e politiche pubbliche. Durante evidenzia: “C’è un tema culturale profondo che riguarda l’approccio al lavoro femminile, e serve un lungo percorso di educazione e cambiamento”.
Il gender pay gap si inserisce inoltre in un quadro più ampio di stagnazione salariale che riguarda l’intero sistema economico italiano negli ultimi decenni. Secondo diverse analisi economiche, l’Italia è uno dei paesi europei in cui il potere d’acquisto dei lavoratori è diminuito maggiormente negli ultimi trent’anni. Durante spiega: “Oggi il potere di acquisto dei lavoratori italiani è inferiore rispetto al 2005, segno che le politiche salariali degli ultimi vent’anni hanno impoverito le buste paga”.
Alle disuguaglianze di genere si aggiungono differenze territoriali che penalizzano in particolare i lavoratori delle regioni meridionali e delle aree insulari. In Sardegna, ad esempio, gli stipendi medi risultano inferiori rispetto a quelli registrati nella penisola e nel centro-nord. Durante conclude: “Un lavoratore medio in Sardegna guadagna tra 250 e 300 euro in meno rispetto alla penisola, e dentro questa differenza il divario salariale femminile si amplia ulteriormente”.
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