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Interviste

Cetacei in Sardegna, balenottere e capodogli tra Tavolara e Capo Comino: il monitoraggio svela un patrimonio unico

micSimona De Francisci e Luca Bittautoday4 Giugno 2026 17

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Cetacei in Sardegna, lo studio nell’Area Marina Protetta di Tavolara individua specie rare e minacce legate al traffico nautico

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    Cetacei in Sardegna, balenottere e capodogli tra Tavolara e Capo Comino: il monitoraggio svela un patrimonio unico Fabio Leoni

Le acque della Sardegna nord-orientale ospitano una straordinaria biodiversità marina che comprende delfini, balenottere e capodogli. Il progetto promosso dall’Area Marina Protetta di Tavolara e dall’associazione SEA ME Sardinia punta a monitorare la presenza dei cetacei tra Tavolara e Capo Comino. L’obiettivo è raccogliere dati fondamentali per la conservazione delle specie e la gestione sostenibile dell’ecosistema marino. Come spiega il ricercatore Luca Bittau, “monitoriamo tutti i cetacei, dal tursiope costiero fino alle specie di grandi dimensioni come il capodoglio e la balenottera comune”. Lo studio rappresenta un importante passo nella tutela del mare sardo.

l’isola di Tavolara – foto di Cristian Asara

Balenottere e capodogli, avvistamenti che raccontano la salute del mare

Le attività di ricerca hanno già restituito risultati significativi, confermando la presenza di specie rare e di elevato valore conservazionistico. Tra gli incontri più spettacolari figura l’avvistamento di nove balenottere comuni durante una migrazione nel Mediterraneo. I ricercatori hanno inoltre documentato la presenza di zifi e di gruppi di capodogli, compresi esemplari femmina gravidi. Bittau sottolinea anche la fragilità di questi animali: “abbiamo incontrato una balenottera comune che mostrava profonde cicatrici causate dalla collisione con un’imbarcazione”. Un episodio che evidenzia le pressioni esercitate dalle attività umane sugli ecosistemi marini.

Monitoraggio scientifico e sfide per la conservazione

Il progetto mira a individuare le aree utilizzate dai mammiferi marini per alimentarsi, riprodursi e allevare i piccoli. I dati raccolti consentiranno di comprendere meglio anche le interazioni con la pesca e il traffico nautico. Secondo il ricercatore, “dobbiamo capire dove gli animali vanno incontro a problemi di interazione con l’uomo e quali sono le zone più importanti per la loro sopravvivenza”. Dal 2018 sono emersi elementi particolarmente incoraggianti, con la scoperta di specie considerate rare nel Mediterraneo. La ricerca contribuirà a rafforzare le strategie di tutela della biodiversità marina lungo le coste della Sardegna.

Intervista a cura di Simona De Francisci

La Strambata del 04-06-2026

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