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Come sta cambiando il Mar Mediterraneo? Dalla biodiversità ai cicloni, gli effetti del riscaldamento Manuel Cozzolino
Il riscaldamento del Mar Mediterraneo continua ad accelerare, con temperature marine ben oltre la media stagionale e conseguenze sempre più evidenti sugli ecosistemi, sulla biodiversità e sugli eventi meteorologici estremi. Secondo l’oceanografo Antonio Pusceddu, docente dell’Università degli Studi di Cagliari, il bacino mediterraneo rappresenta oggi una delle aree del pianeta maggiormente colpite dagli effetti del cambiamento climatico. «Stiamo pagando circa due secoli di emissioni di gas climalteranti e il mare assorbe questo eccesso di calore in maniera estremamente efficiente.»

I dati del programma europeo Copernicus mostrano un’anomalia termica significativa già dalla fine di giugno, confermando una tendenza che supera persino i valori registrati negli ultimi anni. Il Mar Mediterraneo immagazzina energia termica e modifica progressivamente il proprio equilibrio naturale, con effetti destinati a protrarsi nel tempo. «Il Mar Mediterraneo è una delle aree che maggiormente si sta scaldando rispetto agli oceani del mondo e gli effetti iniziano a manifestarsi anche sugli ecosistemi.»
Le ondate di calore marine non interessano più soltanto la superficie, ma penetrano fino a decine di metri di profondità, alterando habitat tradizionalmente caratterizzati da temperature stabili. Coralli, gorgonie e numerosi organismi bentonici risultano particolarmente vulnerabili a queste anomalie persistenti. «Se temperature così elevate persistono per cinque o sei giorni, organismi non adattati evolutivamente iniziano a morire, provocando vere mortalità di massa.»
L’accumulo di calore nelle acque marine influenza anche il clima costiero, riducendo gli effetti rinfrescanti delle brezze estive e aumentando l’energia disponibile per eventi atmosferici estremi. Il mare caldo alimenta infatti sistemi depressionari sempre più intensi. «Tutta l’energia che il mare accumula deve poi essere restituita e questo significa eventi estremi sempre più devastanti.»
Tra le principali conseguenze del riscaldamento del Mar Mediterraneo figurano i Medicane, cicloni mediterranei che presentano caratteristiche simili agli uragani tropicali. Sebbene non siano fenomeni completamente nuovi, oggi risultano più intensi e potenzialmente più distruttivi rispetto al passato. «Dobbiamo aspettarci che questi eventi continuino a ripresentarsi nelle attuali condizioni di riscaldamento del mare.»
L’aumento della temperatura favorisce anche la diffusione di specie aliene, modificando gli equilibri biologici del Mediterraneo. Il granchio blu, originario dell’Atlantico occidentale, rappresenta uno degli esempi più evidenti di questa trasformazione e continua a espandersi soprattutto negli ambienti lagunari. «Nelle lagune della Sardegna cresce rapidamente perché trova condizioni favorevoli e quasi nessun predatore naturale.»
Anche molte specie autoctone stanno modificando la propria distribuzione, spostandosi verso acque più profonde e fresche per sfuggire allo stress termico. Questo fenomeno altera gli ecosistemi costieri e favorisce ulteriormente l’espansione delle specie provenienti da mari più caldi. «Le specie cercano rifugi climatici, allontanandosi dalle acque costiere più calde e lasciando spazio a organismi provenienti da mari più temperati.»
Gli effetti del cambiamento climatico sul Mar Mediterraneo non riguardano esclusivamente l’ambiente marino, ma coinvolgono anche pesca, turismo, economia e sicurezza delle comunità costiere. La crescente frequenza delle ondate di calore marine conferma l’urgenza di strategie efficaci di mitigazione e adattamento. «Gli ecosistemi stanno già pagando un prezzo elevato e dobbiamo prepararci a convivere con fenomeni sempre più frequenti e intensi.»
Intervista a cura di Egidiangela Sechi
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