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ArcheoMonastir: una giornata alla scoperta dei tesori archeologici Mariangela Lampis, Paola Ugas e Federica Chiesa
Monastir riscopre il suo patrimonio archeologico e lo trasforma in un percorso di conoscenza, turismo culturale e valorizzazione del territorio. È questo l’obiettivo di ArcheoMonastir, il progetto promosso dal Comune di Monastir con il sostegno della Regione Sardegna e Fondazione di Sardegna e realizzato con l’Associazione Enti Locali per le Attività Culturali e di Spettacolo.
Dopo il primo appuntamento del 25 settembre, il progetto guarda ora alla giornata esperienziale di sabato 11 ottobre, quando cittadini e visitatori potranno conoscere alcuni dei principali siti archeologici del territorio. La sindaca Paola Ugas sottolinea come ArcheoMonastir rappresenti l’occasione per trasformare il patrimonio storico in una risorsa concreta per la comunità.
L’obiettivo è costruire un vero e proprio parco archeopaesaggistico diffuso, capace di collegare archeologia, natura e mobilità lenta, anche attraverso percorsi da affrontare a piedi o in bicicletta. Nel territorio di Monastir si concentrano infatti testimonianze che attraversano epoche diverse.

Tra i luoghi più importanti al centro delle ricerche c’è Monte Zara, dove da undici anni è attiva una missione archeologica dell’Università degli Studi di Milano. A raccontare il valore del sito è l’archeologa Federica Chiesa, docente di Archeologia dell’Italia preromana e della Scuola di specializzazione in beni archeologici dell’Università di Milano. Il sito, spiega, non deve essere considerato come un’evidenza isolata, ma inserito in un contesto storico e naturalistico molto più ampio.
Le indagini hanno permesso di approfondire un insediamento fortificato caratterizzato da diverse evidenze architettoniche. L’arco cronologico è particolarmente ampio: dall’orizzonte nuragico si passa alla presenza fenicio-punica, all’età del Ferro e quindi fino all’età romana imperiale.
Un quadro che rende Monte Zara particolarmente importante per comprendere l’evoluzione del territorio di Monastir e, più in generale, alcuni passaggi della storia della Sardegna. Il progetto di ricerca è stato avviato dopo le precedenti attività della Soprintendenza e prosegue attraverso campagne di scavo annuali.
Monastir conserva altri importanti siti archeologici oltre a Monte Zara. Ci sono le domus de janas di Is Aruttas, l’area di Is Obias e il Castello medievale di Baratuli. Sono testimonianze di epoche diverse e raccontano una storia millenaria.
Federica Chiesa ha ricordato le ricerche condotte negli anni sul territorio. Tra gli studiosi c’è anche Giovanni Ugas. Le nuove campagne di scavo stanno aiutando a conoscere meglio la storia e il paesaggio archeologico di Monastir.
Il momento più atteso è ora la giornata esperienziale dell’11 ottobre, pensata per permettere al pubblico di entrare direttamente in contatto con il patrimonio archeologico di Monastir. Il programma prevede il ritrovo alle 9.30 in piazza Padre Pio, dove archeologi ed esperti presenteranno i diversi percorsi. Alle 10 partiranno le visite con l’ArcheoBus, accompagnate da guide turistiche, archeologi e specialisti del patrimonio culturale.
I partecipanti potranno scegliere tra due itinerari. Il primo, indicato come percorso facile, conduce alle domus de janas di Is Aruttas, conosciute anche come Mont’Aruttas, e al Castello medievale di Baratuli. Il secondo, di livello medio-difficile, porta invece nell’area archeologica e naturalistica di Monte Zara. Le visite sono previste sia al mattino, dalle 10 alle 13, sia nel pomeriggio, dalle 15 alle 17. A metà giornata è previsto anche il “Pranzo nella storia”, con un ArcheoPicnic al Parco di Santa Lucia.
La partecipazione alla giornata è gratuita, ma per l’11 ottobre è richiesta la prenotazione entro il 1° ottobre 2026. Il progetto punta così a trasformare la conoscenza del patrimonio in un’esperienza diretta, coinvolgendo non soltanto gli appassionati di archeologia ma anche la comunità locale e i visitatori.
Per la sindaca Ugas, la valorizzazione passa infatti dalla possibilità di far conoscere questi luoghi prima di tutto agli stessi monastiresi, affinché possano riconoscerli come parte della propria identità e come una risorsa per il futuro.
Il coinvolgimento di Università di Milano, Università di Cagliari e Soprintendenza accompagna il progetto sul piano scientifico. Alla ricerca archeologica si affiancano infatti studi sul patrimonio archeobotanico, sulla storia del territorio e sulle domus de janas.
L’obiettivo dichiarato è collegare archeologia, paesaggio e comunità, creando le condizioni per un turismo culturale sostenibile e destagionalizzato, capace di coinvolgere guide, operatori culturali, ristorazione, produttori agroalimentari e artigiani locali.
Intervista a cura di Mariangela Lampis
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