La sanità sarda è in crisi profonda durante l’estate 2025. Ospedali in tilt in Sardegna, turni scoperti e aumento della domanda di cure stanno portando il sistema sanitario regionale al collasso. Emanuele Dessì, direttore delle testate giornalistiche del Gruppo Unione Sarda, ha commentato la situazione, sottolineando le gravi criticità che affliggono il settore. Il problema è aggravato dal calo di personale medico, dovuto al diritto alle ferie estive e a un massiccio afflusso turistico che moltiplica i casi da gestire, anche per le elevate temperature che colpiscono le fasce più fragili.

Secondo Susanna Montaldo, segretaria regionale di Anaao Assomed, la situazione è drammatica: “non riusciamo a chiudere i turni” è ormai un dato quotidiano. Le aziende sanitarie territoriali sono le più colpite, ma anche Cagliari e Sassari registrano gravi disagi.
Il personale sanitario, sebbene abbia diritto al riposo estivo, si trova spesso costretto a rinunciare alle ferie o a suddividerle in pochi giorni. Il risultato è un carico di lavoro insostenibile per chi resta in servizio. Nelle prossime cinque settimane, con l’avanzare del periodo estivo, si prevede una ulteriore riduzione del personale medico del 20%, aggravando una situazione già critica.
L’elenco delle strutture ospedaliere in difficoltà è lungo e allarmante. A Ozieri, l’ospedale è a rischio paralisi. A Oristano, i reparti di Oncologia, Medicina interna, Radiologia e Centro trasfusionale sono in crisi. A Carbonia, la situazione coinvolge Pronto soccorso, Chirurgia e Medicina. Anche i grandi ospedali non sono immuni:
Al Brotzu di Cagliari, Radiologia sopravvive solo con prestazioni aggiuntive;
Urologia ha perso 7 specialisti in un solo anno;
All’Aou di Sassari, Neurochirurgia, Medicina d’urgenza e Cardiochirurgia registrano pesanti criticità.
A Lanusei, diversi reparti sono chiusi, mentre Oncologia, Radiologia e Dialisi faticano a garantire i servizi. Il risultato? I piccoli ospedali chiudono di fatto, e i pazienti si riversano nelle grandi strutture di Cagliari e Sassari, già al limite. Il tanto auspicato rafforzamento della medicina territoriale rimane un progetto incompiuto, anche per la mancanza di giovani medici disposti a lavorare nelle zone interne. Chi può, sceglie la sanità privata, dove le risposte sono rapide, mentre nel pubblico si attende fino a due anni per una prestazione.
Il bilancio della sanità sarda è negativo, nonostante le promesse politiche. La giunta attuale, che aveva fatto del tema un cavallo di battaglia elettorale, oggi sembra incapace di risposte concrete. Al centro delle polemiche anche la nomina di due commissari ASL, contestata dal Ministero della Salute e dal partito Azione per presunti requisiti mancanti. L’assessore Bartolazzi ha risposto in modo polemico, ma i cittadini attendono soluzioni, non scontri. La sanità regionale paga anni di errori e disorganizzazione. E oggi, nel pieno dell’estate, questo “nervo scoperto” si manifesta in tutta la sua drammaticità.
Intervista a cura di Massimiliano Rais
Caffè Corretto del 17-07-2025
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