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Accise carburanti, perché il taglio non basta a fermare i rincari? Giuseppe Valdes
In Sardegna continua l’allarme per il caro carburanti nonostante il taglio delle accise, con il gasolio sopra i 2 euro al litro. Una situazione che sta mettendo in difficoltà famiglie e imprese. Secondo il professor Andrea Monticini, economista dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, il problema è strutturale: i rincari non dipendono solo da dinamiche interne, ma da una riduzione globale dell’offerta di petrolio.

Il blocco dello Stretto di Hormuz ha limitato il passaggio di importanti carichi, riducendo l’offerta mondiale fino al 20%. Questo squilibrio tra domanda e offerta ha portato il prezzo del petrolio intorno ai 90-100 dollari al barile, ben al di sopra dei circa 60 dollari considerati già elevati fino a poco tempo fa. Finché questa situazione persisterà, i prezzi resteranno inevitabilmente alti.
Nonostante le polemiche, le accuse di speculazione sui carburanti non trovano conferma nei dati. Analizzando i prezzi al netto delle accise, l’Italia presenta valori medi inferiori di 3-4 centesimi rispetto ad altri Paesi europei.
Questo significa che, almeno a livello generale, non si registrano comportamenti anomali diffusi nel mercato. Eventuali irregolarità, se presenti, devono essere segnalate alle autorità competenti come Antitrust e magistratura, ma non sono legate direttamente all’attuale crisi energetica.
Il vero nodo resta la carenza fisica di petrolio sui mercati internazionali, che rende inefficaci interventi generalizzati come il taglio temporaneo delle accise. Secondo Monticini, sarebbe stato più utile prevedere aiuti mirati alle famiglie più vulnerabili e alle imprese energivore, particolarmente esposte all’aumento dei costi.
L’aumento dei prezzi dell’energia sta già producendo effetti concreti sull’economia reale. Le famiglie vedono ridursi il potere d’acquisto, dovendo destinare una quota maggiore del reddito a carburanti e bollette. Allo stesso tempo, le imprese affrontano un aumento dei costi di produzione, che si riflette sui prezzi finali.
Settori strategici, come il distretto del marmo di Orosei, sono tra i più colpiti, ma le difficoltà riguardano l’intero sistema produttivo. Il rischio, secondo l’economista, è quello di una recessione economica, la cui intensità dipenderà dalla durata dello shock petrolifero.
In conclusione, il caro carburanti non è un fenomeno temporaneo: rappresenta una nuova fase economica con cui cittadini e imprese devono confrontarsi. Senza un riequilibrio dell’offerta globale di petrolio, i prezzi elevati potrebbero diventare una condizione strutturale, con impatti duraturi sull’economia italiana e sarda.
Intervista a cura di Simona De Francisci
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