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Ambasciatori di Sardegna, la rete delle imprese contro il costo dell’insularità Giuseppe Valdes
Ridurre il peso dell’insularità e restituire competitività alle aziende sarde. È questo l’obiettivo di Ambasciatori di Sardegna, la nuova rete di imprese presentata nella sala Giorgio Pisano de L’Unione Sarda a Cagliari. Un progetto che riunisce aziende provenienti da diversi settori produttivi con una richiesta comune: ottenere strumenti concreti per compensare gli svantaggi economici derivanti dalla condizione geografica dell’Isola.

A guidare l’iniziativa è Pierpaolo Murgia, coordinatore della rete Ambasciatori di Sardegna, che definisce il progetto come un movimento spontaneo nato per dare voce al mondo produttivo regionale. Attualmente la rete coinvolge soprattutto la filiera agroalimentare, dall’agricoltura all’industria di trasformazione, dai trasporti alla distribuzione, ma l’obiettivo è allargare progressivamente la partecipazione anche al comparto manifatturiero.
Secondo Murgia, il problema dell’insularità rappresenta il principale ostacolo alla crescita economica della Sardegna. Un divario che esiste da decenni e che continua a tradursi in costi aggiuntivi per le imprese, minore competitività e difficoltà nello sviluppo economico dell’Isola.
La particolarità della rete è la sua natura trasversale. Ne fanno parte piccole realtà imprenditoriali, grandi aziende esportatrici e imprese che operano prevalentemente sul mercato locale. Diverse per dimensioni e settori, ma accomunate da uno stesso problema: i costi extra generati dall’insularità.
Alla base della mobilitazione c’è un dato che emerge da diversi studi economici. Secondo le analisi richiamate durante la presentazione, il gap competitivo causato dall’insularità può arrivare fino al 40%, incidendo direttamente sui costi di produzione, trasporto e distribuzione delle merci.
Il mare che circonda la Sardegna rappresenta infatti non solo una caratteristica geografica, ma anche un costo permanente per le imprese. Materie prime, imballaggi e prodotti finiti devono quasi sempre attraversare il mare per raggiungere i mercati di destinazione.
Uno studio dell’Istituto Bruno Leoni evidenzia che il 98% delle merci che entrano ed escono dalla Sardegna viaggia via nave, con costi logistici significativamente superiori rispetto a quelli sostenuti dalle aziende del resto d’Italia. Secondo le stime, questa situazione determina una perdita di competitività pari a circa il 30% e un danno economico che supera i 350 milioni di euro ogni anno.
Per le imprese il problema non riguarda soltanto l’aumento delle spese. L’incertezza nei collegamenti e nei trasporti limita la possibilità di pianificare investimenti, espandere i mercati e competere ad armi pari con le aziende della Penisola e del resto d’Europa.
Secondo Pierpaolo Murgia, il riconoscimento da parte della Commissione Europea della misurabilità del disagio insulare rappresenta un passaggio fondamentale. Per la prima volta Bruxelles riconosce infatti che l’insularità produce svantaggi economici concreti e quantificabili, aprendo la strada a possibili misure compensative.

L’obiettivo degli Ambasciatori di Sardegna è portare il tema al centro del dibattito politico nazionale e regionale. Murgia parla apertamente di una battaglia che supera gli schieramenti politici e che riguarda l’intera comunità sarda.
La richiesta principale è ottenere risorse e strumenti capaci di compensare i maggiori costi sostenuti dalle imprese dell’Isola, seguendo modelli già adottati in altre realtà europee come Corsica e Baleari.
A sostenere questa rivendicazione sono anche le principali organizzazioni economiche regionali. Confindustria Sardegna, Coldiretti e numerosi imprenditori hanno ribadito la necessità di affrontare una questione che da anni limita lo sviluppo dell’economia isolana.
Le testimonianze raccolte durante la presentazione mostrano con chiarezza l’impatto del problema. Diverse aziende segnalano costi logistici che incidono pesantemente sui bilanci aziendali, riducendo margini di crescita e opportunità commerciali. In alcuni casi, gli aumenti dei trasporti comportano esborsi aggiuntivi di migliaia di euro al giorno.
Secondo gli Ambasciatori di Sardegna, ridurre il peso dell’insularità significa creare nuove opportunità per le imprese, favorire l’occupazione e contrastare lo spopolamento che interessa molte aree dell’Isola.
Per il network, il riconoscimento europeo degli svantaggi territoriali rappresenta un’occasione che la Sardegna non può perdere. L’obiettivo è trasformare questo principio in interventi concreti capaci di sostenere la competitività del sistema produttivo regionale e garantire condizioni più eque rispetto al resto del Paese.
La sfida lanciata dagli Ambasciatori di Sardegna punta quindi a riportare al centro una questione storica per l’economia isolana: superare il costo dell’insularità per consentire alle imprese sarde di competere ad armi pari sui mercati nazionali e internazionali.
Intervista a cura di Giuseppe Valdes
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