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“Cagliari ‘70: noi c’eravamo”: il nuovo libro di Pierpaolo Vargiu

today29 Gennaio 2025 442

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Cagliari: un libro per raccontare come era la città negli anni ’70

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    “Cagliari ‘70: noi c’eravamo”: il nuovo libro di Pierpaolo Vargiu stage@radiolina.it

Cagliari ‘70: noi c’eravamo” è il nuovo libro di Pierpaolo Vargiu. Il politico e scrittore ha deciso di raccontare come era il capoluogo sardo negli anni ’70, sul filo dell’ironia e senza malinconia. Vargiu ricorda episodi e persone simbolo di una generazione. L’autore, noto per il suo impegno politico, ha presentato il libro a Sa Manifattura venerdì scorso. La presentazione, ha riscontrato molto successo tra il pubblico.

Pierpaolo Vargiu
Francesco Abate e Pierpaolo Vargiu negli studi di Radiolina

Il colonnello Pisano: una calda accoglienza al partito liberale

Uno dei personaggi più divertenti presente nel libro, è il colonnello Pisano: era il referente del partito liberale a Cagliari, che contava pochissimi iscritti all’epoca. Era un uomo d’altri tempi, portava scarpe bicolore e il borsalino in testa. Quando il giovane Pierpaolo si rese conto di essere un liberale si recò alla sede del partito, ma il colonnello gli fece un lungo interrogatorio per capire se veramente avesse di fronte un liberale.

La scoperta del giovane Pierpaolo Vargiu: da fascista a liberale

Pierpaolo Vargiu era additato come fascista durante le assemblee di classe, visione che sembrava essere l’unica alternativa la comunismo all’epoca. Fu la sua professoressa di filosofia, apertamente marxista, a definirlo per prima un liberale. Appena sedicenne, Vargiu, iniziò ad informarsi un po’ sui libri e si convinse così di essere liberale, confermando la tesi della professoressa Boi Corda. Da quel momento l’autore ha improntato sul liberalismo la sua carriera politica.

Cagliari ‘70: noi c’eravamo (La copertina del libro)

“Cagliari ‘70: noi c’eravamo” ecco cos’è cambiato tra i giovani

Nella generazione dell’autore era molto comune per i giovani fare attività politica o volontariato. Insomma, i giovani speravano di cambiare il mondo. Questa è probabilmente una delle maggiori differenze con i giovani di oggi, che hanno una realtà attorno a loro che non li invoglia neppure ad andare a votare. La speranza tra i giovani deve rinascere, ma per questo è necessario creare delle opportunità. Ci sono tantissimi giovani pieni di buona volontà e intelligenza, che molto spesso sono costretti ad andare fuori dalla Sardegna per studiare o lavorare. Chi vuole rimanere a Cagliari dovrebbe poterlo fare.

Intervista a cura di Franscesco Abate
Caffè Corretto del 29-01-2024

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