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Caldo in Sardegna, agricoltura in difficoltà: la CIA chiede lo stato di calamità Manuel Cozzolino
Il caldo prolungato sta provocando gravi conseguenze sull’agricoltura sarda, con perdite che in alcuni comparti arrivano già al 70% e crescenti difficoltà per aziende, allevamenti e produzioni. La CIA Sardegna ha chiesto alle istituzioni di avviare l’iter per il riconoscimento dello stato di calamità naturale, mentre il presidente Michele Orecchioni sollecita interventi immediati e soprattutto strutturali. “La situazione è drammatica perché ormai questa ondata di caldo perdura da più di un mese”, ha spiegato Orecchioni.

L’emergenza non riguarda soltanto le temperature diurne, perché anche le notti particolarmente calde stanno aggravando lo stress degli animali e delle colture. Secondo la CIA Sardegna, il settore primario risulta particolarmente esposto agli effetti dei cambiamenti climatici in corso. “Il settore primario è quello sicuramente più esposto ai cambiamenti climatici e alla situazione che stiamo vivendo”, ha sottolineato Orecchioni. Le difficoltà interessano diversi comparti produttivi, rendendo necessario un monitoraggio più preciso dei danni registrati nelle campagne. La CIA Sardegna invita quindi Comuni ed enti competenti a raccogliere dati puntuali sul calo delle produzioni agricole. “È difficile avere in questo momento delle stime approfondite e puntuali, per questo chiediamo a tutti gli enti di monitorare”, ha dichiarato il presidente.
Tra i settori maggiormente colpiti emerge quello apistico, dove le prime indicazioni raccolte dalla CIA Sardegna evidenziano perdite particolarmente pesanti. Il comparto, già vulnerabile alle variazioni climatiche, deve fare i conti con temperature elevate e condizioni ambientali sempre più difficili. “In particolare nel comparto apistico si registrano perdite addirittura del 70%”, ha affermato Orecchioni. La sofferenza delle api potrebbe inoltre produrre conseguenze che vanno oltre il settore direttamente interessato, considerando il ruolo fondamentale degli insetti nell’impollinazione. Le ripercussioni potrebbero quindi estendersi anche alle produzioni ortofrutticole, aumentando la pressione sulle aziende agricole. “L’ortofrutta è un altro comparto che sta soffrendo, anche per questo tipo di sofferenza delle api”, ha spiegato il presidente.
L’emergenza climatica rischia di ripercuotersi anche sulla capacità delle aziende agricole di rispettare contratti di fornitura già sottoscritti, soprattutto durante la stagione turistica. La domanda legata all’afflusso dei visitatori aumenta proprio quando alcune produzioni rischiano di subire maggiormente gli effetti delle temperature estreme. “La paura è che si possa venir meno anche a contratti già stipulati, perché le aziende agricole non potranno ottemperare a quanto sottoscritto”, ha evidenziato Orecchioni. Per le imprese agricole, quindi, un problema produttivo può trasformarsi rapidamente in una difficoltà economica e contrattuale, aggravando una situazione già complessa. La richiesta della CIA Sardegna punta anche a evitare che le conseguenze dell’emergenza climatica ricadano interamente sulle singole aziende.
Il riconoscimento dello stato di calamità naturale potrebbe consentire l’attivazione di specifiche misure a sostegno delle imprese agricole e degli allevamenti colpiti. Tra gli strumenti indicati figurano la sospensione dei contributi INPS, ristori per la mancata produzione e finanziamenti a condizioni agevolate. “C’è la possibilità di utilizzare lo stato di calamità naturale per la sospensione dei contributi INPS e per i ristori e gli indennizzi”, ha spiegato Orecchioni.
Le risorse potrebbero inoltre sostenere investimenti per adeguare le aziende alle nuove condizioni climatiche, attraverso interventi mirati sulle strutture produttive. Tra gli esempi citati figurano nuovi pozzi e sistemi di ventilazione destinati alle stalle per proteggere maggiormente gli animali durante le fasi di caldo intenso.
Secondo la CIA Sardegna, il punto centrale è superare una logica esclusivamente emergenziale, perché gli eventi climatici estremi stanno diventando una condizione ricorrente. Le politiche agricole e infrastrutturali dovrebbero quindi prevedere investimenti capaci di rendere il sistema produttivo più resiliente. “L’emergenza non va affrontata più come una situazione temporanea, ma stiamo vivendo cambiamenti climatici in modo cronico”, ha detto Orecchioni.
La strategia dovrebbe comprendere interventi sull’approvvigionamento idrico, sulle infrastrutture agricole e sulla capacità di conservare e distribuire la risorsa. L’obiettivo è ridurre la vulnerabilità delle campagne sarde di fronte a temperature più elevate e precipitazioni sempre meno regolari.
Tra le priorità indicate dalla CIA Sardegna figurano nuovi bacini di accumulo, nuove dighe e il completamento dell’interconnessione tra i sistemi idrici regionali. Il cambiamento nella distribuzione delle precipitazioni rende infatti necessario ripensare le modalità di gestione della risorsa disponibile. “Bisogna pensare a nuovi bacini di interconnessione, magari tra i bacini più importanti”, ha sottolineato il presidente.
Un altro capitolo riguarda le infrastrutture esistenti, dove le perdite lungo le condotte rappresentano una criticità particolarmente rilevante. Ridurre gli sprechi idrici significherebbe aumentare concretamente la disponibilità di acqua per agricoltura e allevamenti, soprattutto nei periodi più difficili. “Perdere il 50% della risorsa idrica è qualcosa di inaccettabile, soprattutto per quello che stiamo conoscendo ora”, ha dichiarato Orecchioni.
La CIA Sardegna indica inoltre la necessità di estendere le reti idriche anche ai territori che oggi non rientrano nei comprensori dei Consorzi di bonifica. Una maggiore copertura permetterebbe di intervenire con irrigazioni di emergenza quando le condizioni meteorologiche rendono particolarmente difficile la sopravvivenza delle colture. “C’è la necessità di avere acqua a disposizione per fare delle irrigazioni di emergenza”, ha spiegato Orecchioni. L’acqua rappresenta dunque uno degli elementi decisivi per affrontare il nuovo scenario climatico, insieme alla capacità delle aziende di adattare strutture, tecniche produttive e organizzazione. La gestione della risorsa idrica diventa così una questione strategica per il futuro dell’agricoltura sarda.
Accanto alle infrastrutture, secondo la CIA Sardegna sarà fondamentale investire nella ricerca agricola e nello sviluppo di varietà maggiormente resistenti agli stress termici. L’obiettivo è consentire alle produzioni di affrontare condizioni climatiche che potrebbero diventare sempre più frequenti nei prossimi anni. “È indispensabile sviluppare specie resistenti agli stress termici che stiamo conoscendo”, ha affermato il presidente. L’agricoltura sarda potrebbe quindi essere chiamata a modificare progressivamente anche scelte colturali e varietà utilizzate, adattandosi a temperature più elevate e a una diversa distribuzione delle precipitazioni. Per Orecchioni, la sfida non consiste soltanto nel superare l’attuale emergenza, ma nel preparare il settore alle condizioni future.
L’allarme lanciato dalla CIA Sardegna fotografa un’agricoltura sottoposta a pressioni climatiche, produttive ed economiche contemporaneamente, con alcuni comparti già alle prese con perdite significative. Il riconoscimento dello stato di calamità potrebbe offrire un sostegno immediato, ma non risolverebbe le criticità strutturali. La priorità indicata da Michele Orecchioni è quindi duplice: sostenere subito le aziende colpite e programmare investimenti di lungo periodo su acqua, infrastrutture, ricerca e adattamento climatico. “Questi sarebbero già i primi passi sui quali muoversi per tamponare e poi investire sulla ricerca”, ha concluso il presidente della CIA Sardegna.
Intervista a cura di Stefano Birocchi
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