play_arrow
Criminalità giovanile: «I social educano più della famiglia su alcuni comportamenti» Manuel Cozzolino
La criminalità giovanile continua a destare preoccupazione, mentre nelle inchieste aumenta la presenza di minorenni coinvolti in episodi sempre più gravi. Secondo lo psicologo Luca Pisano, «il problema non va ricercato soltanto nell’educazione familiare o nel tempo trascorso davanti agli schermi, ma soprattutto nei contenuti digitali con cui i giovani entrano in contatto».

Pisano ritiene che social network, piattaforme digitali e prodotti audiovisivi contribuiscano oggi alla costruzione dell’identità degli adolescenti, influenzandone valori, modelli e comportamenti. Lo psicologo sottolinea: «Non sono soltanto il papà e la mamma a concorrere alla formazione della personalità, ma anche i contenuti che circolano quotidianamente sui social».
Tra i fenomeni più preoccupanti emerge la ricerca di visibilità attraverso episodi violenti, spesso filmati e diffusi online per ottenere consenso e approvazione digitale. Pisano osserva: «Questi ragazzi sono bombardati da contenuti che normalizzano degrado, violenza, alcol e droghe, fino a rendere imitabili determinati comportamenti».
Secondo l’esperto, il dibattito pubblico tende a concentrare ogni responsabilità sulle famiglie, trascurando invece il ruolo delle piattaforme digitali e delle istituzioni. Pisano afferma: «Dobbiamo superare l’idea che la responsabilità sia sempre e soltanto dei genitori, perché anche chi diffonde determinati contenuti ha un preciso ruolo educativo».
Lo psicologo evidenzia la necessità di fornire ai genitori strumenti concreti per orientarsi tra videogiochi, serie televisive, musica e contenuti online destinati ai più giovani. Pisano dichiara: «Serve una rieducazione dei genitori, ma deve partire dallo Stato attraverso una corretta informazione e campagne di prevenzione».
L’attenzione degli adulti, secondo Pisano, dovrebbe concentrarsi anche sulle abitudini quotidiane degli adolescenti, specialmente durante la preadolescenza, quando aumenta il rischio di emulazione. Lo psicologo spiega: «Fino ai tredici anni è importante evitare che ragazzi così giovani frequentino da soli contesti difficili da gestire».
L’appartenenza al gruppo rappresenta uno degli elementi che maggiormente condizionano il comportamento degli adolescenti, soprattutto quando convivono ragazzi con età e livelli di maturità differenti. Pisano sottolinea: «Per sentirsi parte del gruppo, molti dodicenni finiscono per imitare comportamenti che non comprendono pienamente nelle loro conseguenze».
Di fronte alla richiesta di sanzioni più severe, Pisano ritiene che la risposta debba essere soprattutto educativa e riabilitativa, anziché esclusivamente repressiva. Lo psicologo sostiene: «La strada non può essere aumentare le pene, ma garantire una reale ripartenza sociale e legale per questi ragazzi».
Per contrastare la criminalità giovanile, Pisano propone un rafforzamento della prevenzione attraverso scuola, territorio, sport e servizi educativi accessibili a tutti. Conclude infatti: «Servono più operatori di strada, più educazione nelle scuole e uno sport realmente gratuito, perché solo così possiamo salvare molti giovani prima che sia troppo tardi».
Intervista a cura di Simona De Francisci
Clicca qui per scoprire tutti i podcast di Radiolina