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Crisi del settore agro-pastorale in Sardegna: le richieste dei pastori

today1 Agosto 2024 3593 2213 2

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La crisi dei pastori in Sardegna: presentato un documento alla Regione Sardegna

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    Crisi del settore agro-pastorale in Sardegna: le richieste dei pastori Stefano Birocchi, Fabio Pisu

Il settore agricolo e agro-pastorale in Sardegna è in grave difficoltà. I pastori denunciano una situazione drammatica. Ci sono tante criticità. I pastori hanno presentato alla Regione Sardegna un documento di dieci pagine che riporta le esigenze del comparto agro-pastorale. La mancanza di una programmazione strutturale rende difficile la risoluzione dei problemi, ha spiegato Fabio Pisu, allevatore e attivista di Armungia.

Pecora (Pixabay)

Il farmaco antimicrobico nell’ecoschema 1

Le emergenze in Sardegna, come la siccità e gli incendi, richiedono risorse immediate. Per risolvere la crisi dei pastori in Sardegna, Pisu ha proposto su Radiolina l’istituzione di una cassa continua per far fronte a tali situazioni. È necessario correggere le disuguaglianze e risolvere i problemi esistenti in settori specifici. Un punto critico è l’uso irragionevole del valore mediano regionale pari a zero per l’uso del farmaco antimicrobico nell’ecoschema 1, che mette a rischio il benessere animale. Il D.M. 15 dicembre 2023 n. 690602 prevede l’uso della mediana nazionale in assenza di quella regionale, ma entrambe sono attualmente zero, creando difficoltà nel rispettare i parametri di benessere animale. È fondamentale definire un valore ottimale e ragionevole per l’uso di questi farmaci nel 2024 e intervenire politicamente per correggere gli errori del 2023.

Crisi dei pastori in Sardegna: il confronto

Durante un incontro a Roma il 23 febbraio 2024, si è deciso di avviare un confronto costruttivo per risolvere i problemi del settore agro-pastorale sardo. La Politica Agricola Comune (PAC) 2023-2027 mira a garantire un futuro sostenibile agli agricoltori europei e include piani strategici nazionali che permettono adattamenti locali. Sardegna, con il suo sistema agro-pastorale rispettoso dell’ambiente, è in linea con questi indirizzi. Tuttavia, la PAC 2023 penalizza la regione, nonostante la Commissione UE abbia richiesto miglioramenti al Piano Strategico Nazionale per una distribuzione più equa delle risorse. Sardegna deve essere tutelata per mantenere la sua identità culturale e favorire l’insediamento nei piccoli comuni, essenziali per contrastare il dissesto idrogeologico e tutelare i beni comuni.

Discriminazione degli allevamenti ovicaprini nella PAC

Nonostante l’eco-schema 1 livello 2 della PAC preveda obblighi specifici per il benessere animale negli allevamenti che praticano pascolamento o allevamento brado, gli allevamenti ovicaprini in Sardegna, con circa 3 milioni di capi, sono esclusi dai finanziamenti. Questa esclusione penalizza significativamente l’economia sarda. Inoltre, i titoli con valore inferiore alla media nazionale sono stati decurtati nella stessa misura di quelli superiori alla media, risultando in una riduzione inaccettabile del 50% per i titoli già bassi.

La convergenza prevista per questi titoli più bassi raggiunge solo l’85% della media nazionale dal 2023 al 2027, ampliando il divario tra le regioni. Le indicazioni della Commissione Europea miravano a una distribuzione equa dei pagamenti per garantire valori equi in tutte le regioni italiane, ma persistono divergenze. La nuova PAC enfatizza la sostenibilità ambientale, con la strategia “Dal produttore al consumatore” (Farm to Fork) che promuove regimi alimentari sostenibili, sani e rispettosi dell’ambiente, in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo.

Esportazioni

Entro il 2030, questo piano ambizioso mira a rendere il sistema alimentare europeo più sano, equo e sostenibile, contribuendo a fare dell’Europa il primo continente a impatto climatico zero. Il settore agroalimentare europeo ha già ridotto le emissioni di gas serra del 20% dal 1990, rafforzando la sua posizione come riferimento globale per gli standard alimentari.

Gli agricoltori europei, in particolare quelli sardi, spesso vendono i propri prodotti a prezzi pari o inferiori ai costi di produzione. Questo squilibrio è causato principalmente dalle importazioni a basso costo di prodotti agricoli extra-UE che non rispettano gli standard europei. La concorrenza sleale, amplificata dagli accordi di libero scambio dell’UE, favorisce l’importazione di prodotti più economici che danneggiano i produttori locali.

Gli accordi

L’UE ha siglato numerosi accordi di libero scambio, facilitando l’ingresso di prodotti agricoli a dazio zero, come nel caso dell’accordo UE-Cile. Tali accordi, senza reciprocità sugli standard di produzione, aggravano la crisi del settore zootecnico europeo, colpendo in particolare i piccoli allevatori. La Politica Agricola Comune (PAC) dell’UE, che rappresenta il 31% del budget europeo, è considerata insufficiente per affrontare le sfide del Green Deal e della strategia “Farm to Fork”. Si propone di raddoppiare le risorse destinate alla PAC per migliorare la competitività degli agricoltori europei.

Pratiche sleali

Le pratiche sleali della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) impongono condizioni svantaggiose agli agricoltori. La Direttiva (UE) 2019/633 mira a proteggere gli agricoltori, ma la sua attuazione è risultata limitata. Un esempio positivo è la legge francese “Egalim”, che migliora la remunerazione degli agricoltori e stabilisce regole più equilibrate nei rapporti tra industria e distribuzione.

Il principio di insularità, riconosciuto nella Costituzione italiana, evidenzia le peculiarità delle isole e promuove misure per superare gli svantaggi derivanti dalla loro condizione. Per la Sardegna, è fondamentale adottare normative specifiche che garantiscano un’efficiente mobilità di persone e merci, riducendo lo svantaggio strutturale permanente dell’isola.

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