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Dermatite nodulare bovina in Sardegna: è allarme per i nuovi focolai Egidiangela Sechi, Franco Sgarangella
La dermatite nodulare contagiosa dei bovini torna a preoccupare la Sardegna, con nuovi focolai registrati nel sud-est dell’Isola dopo anni in cui si pensava fosse stata debellata. Il primo caso recente è stato confermato il 14 aprile a Muravera, e al momento i focolai accertati sono tre, concentrati in un’area circoscritta.

Secondo Franco Sgarangella, direttore del dipartimento di prevenzione veterinaria della ASL di Sassari, non è corretto parlare di vera ricomparsa. Il virus, infatti, non era mai stato completamente eradicato, anche perché per eliminarlo servono almeno due o tre campagne vaccinali consecutive. In Sardegna ne è stata effettuata una sola, lasciando quindi una quota di animali potenzialmente esposti, in particolare i vitelli nati da madri vaccinate ma non ancora immunizzati.
La diffusione della malattia resta sotto osservazione, mentre sono in corso approfondimenti epidemiologici per comprendere l’origine dei nuovi casi. Le autorità sanitarie, insieme all’Osservatorio epidemiologico regionale e al Ministero, stanno analizzando i dati per capire se si tratti di una nuova introduzione del virus o della sua circolazione residua.
Sgarangella sottolinea che le condizioni climatiche attuali possono aver favorito la trasmissione, soprattutto per via degli insetti vettori. Le temperature e l’umidità hanno infatti creato un ambiente ideale per la proliferazione di questi insetti, che rappresentano il principale mezzo di diffusione della malattia. Inoltre, la posizione geografica della Sardegna al centro del Mediterraneo la espone a continue incursioni di virus provenienti da altre aree, trasportati anche dai venti.
Per contenere la diffusione della dermatite nodulare, le autorità hanno attivato misure straordinarie di controllo, tra cui il blocco temporaneo della movimentazione dei bovini fuori dalla Sardegna per 15 giorni e l’istituzione di zone di protezione e sorveglianza nelle aree colpite.
Parallelamente, è stato avviato un rafforzamento della sorveglianza sanitaria ed entomologica, con controlli clinici negli allevamenti e interventi mirati per limitare la presenza degli insetti vettori. Sgarangella ribadisce che la vaccinazione resta l’unico strumento realmente efficace per arginare e poi eradicare la malattia. La Regione dispone già di dosi vaccinali e si prepara a immunizzare i capi più a rischio, in particolare i vitelli sopra i sei mesi.
La situazione ha anche un impatto economico rilevante. La Sardegna aveva ottenuto l’autorizzazione a esportare bovini grazie all’elevato livello di vaccinazione e all’assenza di circolazione virale. Ora, con i nuovi focolai, si teme un blocco delle esportazioni e conseguenze per l’intero comparto zootecnico, soprattutto nelle aree del nord dell’isola, tradizionalmente vocate alla vendita verso il continente.
Nonostante i nuovi casi, le autorità sanitarie ritengono che il fenomeno sia ancora limitato territorialmente. L’obiettivo è contenere rapidamente i focolai per evitare una diffusione più ampia e garantire la sicurezza sanitaria e commerciale.
Come evidenziato da Sgarangella, la gestione della dermatite nodulare richiede un approccio integrato basato su vaccinazione, controllo dei vettori ed eliminazione tempestiva dei focolai. Solo attraverso queste misure sarà possibile riportare la situazione sotto controllo e proteggere un settore strategico per l’economia dell’isola.
Intervista a cura di Egidiangela Sechi
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