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Ep. 05 – Einstein Telescope: l’alleanza Italia-Germania Giuseppe Valdes
Il 12 gennaio 2026 è stata firmata una dichiarazione di intenti tra la Sardegna e la Sassonia per rafforzare la collaborazione scientifica sul progetto Einstein Telescope (ET), il futuro grande osservatorio europeo per la ricerca delle onde gravitazionali. Un passaggio cruciale che inserisce ufficialmente la Germania nel percorso di candidatura internazionale.

Come spiegato dal dottor Michele Punturo, dirigente di ricerca dell’INFN e coordinatore internazionale della collaborazione scientifica Einstein Telescope, ET sarà il più grande osservatorio terrestre di onde gravitazionali mai realizzato. Si tratterà di un’infrastruttura sotterranea, basata su interferometri laser, capace di “ascoltare” le vibrazioni dello spazio-tempo previste da Albert Einstein con la Relatività Generale. Le onde gravitazionali sono messaggeri cosmici che raccontano eventi estremi come la fusione di buchi neri o stelle di neutroni, offrendo informazioni fondamentali sulla storia e l’evoluzione dell’universo. Einstein Telescope sarà un enorme polo di ricerca, tecnologia e innovazione, capace di attrarre scienziati da tutto il mondo.
Il sito individuato dall’INFN si trova nel cuore della Sardegna, nell’area compresa tra Lula, Bitti e Onanì, con accesso dall’ex miniera di Sos Enattos. La scelta non è casuale. La Sardegna è definita dagli scienziati “l’isola del silenzio” per tre motivi chiave: bassissima sismicità, minimo rumore elettromagnetico dovuto alla scarsa antropizzazione e straordinaria stabilità geologica delle rocce, ideale per realizzare grandi infrastrutture sotterranee.
Oltre alla Sardegna, altri due siti europei sono in corsa. Il primo si trova nell’area transfrontaliera tra Belgio, Paesi Bassi e Germania, noto come sito dell’Euregio. Il secondo è localizzato in Sassonia, nell’est della Germania, vicino ai confini con Polonia e Repubblica Ceca. Tutti fanno parte di una grande collaborazione scientifica internazionale che oggi coinvolge circa 2000 ricercatori.
Una delle novità più rilevanti emerse dall’intervista riguarda l’evoluzione del progetto. L’idea iniziale di un unico sito con geometria triangolare sta lasciando spazio a una configurazione distribuita su due siti, ciascuno con una struttura a “L”. Due “orecchie” lontane centinaia di chilometri che lavorano insieme, migliorando la capacità di localizzare le sorgenti cosmiche e riducendo la complessità ingegneristica. In questo scenario si inserisce l’accordo tra Italia e Germania, e in particolare tra Sardegna e Sassonia, che rafforza entrambe le candidature come parti di un unico grande osservatorio europeo.
Il processo di selezione è complesso e coinvolge direttamente i governi. Attualmente dieci Paesi partecipano ufficialmente al progetto. Le regole di valutazione sono definite dal Board of Government Representatives (BGR), supportato da un Site Selection Committee tecnico-scientifico. Le linee guida saranno completate entro la fine del 2026, mentre la decisione finale sul sito o sui siti arriverà entro il terzo trimestre del 2027.
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