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Ep. 09 – AK47 fucili d’assalto: la verità dietro le bande armate stage@radiolina.it
Gli assalti armati in Sardegna rappresentano un fenomeno sempre più rilevante. A raccontarlo è l’ospite della puntata, Michele Tarallo, ex investigatore della Squadra Mobile di Cagliari. «Questi gruppi hanno cambiato il volto del crimine in Sardegna, introducendo modalità paramilitari che non avevamo mai affrontato prima», spiega Tarallo durante la trasmissione.

Secondo Tarallo, gli assalti ai portavalori iniziano a diffondersi negli anni Novanta, sostituendo progressivamente i sequestri di persona tradizionali e quelli lampo. «Dagli anni Novanta in poi il crimine organizzato ha scelto colpi rapidi e violenti, capaci di fruttare milioni senza gestioni prolungate», sottolinea l’ex investigatore.
L’assalto nelle campagne di Orani nel 1994 segna un punto di non ritorno, con l’uso di armi da guerra e la morte di un giovane vigilante. «Fu il primo segnale chiaro che si stava alzando il livello dello scontro, con criminali pronti a uccidere», ricorda Tarallo con fermezza.
Tra il 2002 e il 2013 gli assalti si moltiplicano, da Gonnesa a Bortigiadas fino al caveau di Nuoro, mostrando una strategia sempre più coordinata. «Le comparazioni balistiche ci permisero di collegare episodi distanti e capire che dietro c’era un’unica regia criminale», afferma Tarallo.
Le indagini rivelano strutture criminali flessibili, con uomini intercambiabili provenienti da Nuorese e Ogliastra, pronti a unirsi per obiettivi specifici. «Non esistono più bande fisse, ma manodopera criminale che si muove come mercenari», spiega Tarallo.
I bottini, come quello da oltre 13 milioni a Sassari, vengono reinvestiti in droga e immobili, spesso tramite intestazioni fittizie. «Seguire i soldi è stato decisivo per colpire i promotori e ottenere condanne fino a trent’anni», conclude Tarallo.
A cura di Mariangela Lampis – Giornalista di Videolina e Francesco Pinna – Giornalista de L’Unione Sarda
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