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I conti di famiglia

Ep. 18 – Caro vita e salari bassi: l’allarme del capo dello Stato Mattarella

today6 Maggio 2025 92

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I Conti di Famiglia: caro vita e salari bassi

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    Ep. 18 – Caro vita e salari bassi: l’allarme del capo dello Stato Mattarella Fabio Leoni

Focus sul caro vita, tra il 1980 e il 2025 i salari medi annui lordi degli impiegati italiani sono passati da 6.929.000 lire (circa 3.580 €) a una forchetta stimata di 27.000–35.000 €. Tuttavia, l’inflazione cumulata — con un picco del 21,2 % annuo nel 1980 e una decisa riduzione nei decenni successivi — ha eroso gran parte di questo aumento nominale. Il risultato? Salari più alti in valore assoluto, ma margini di guadagno reali che faticano a tenere il passo. Gli ospiti di Simona de Francisci e Giuseppe Deiana sono Pierluigi Ledda, segretario generale Cisl Sardegna e Rinaldo Brau, ex direttore del Dipartimento di Scienze Economiche, Università di Cagliari.

Stipendi bassi in Sardegna (foto Pixabay)

Potere d’acquisto del pane: un indicatore chiave sul caro vita

Usando il pane come bene di riferimento, nel 1980 un impiegato poteva acquistare circa 680 kg al mese (prezzo 850 lire/kg). Oggi, con un prezzo medio di 2,50 €/kg e uno stipendio netto mensile tra 1.500 e 2.000 €, la capacità di spesa si attesta tra 600 e 800 kg. Questo indicatore mostra come, nonostante il caro vita, il potere d’acquisto di base sia rimasto stabile o leggermente migliorato, pur restando vulnerabile ai continui rialzi dei prezzi alimentari e dei servizi.

Oltre il salario: qualità della vita e prospettive

Il vero benessere non si misura solo in euro ma anche in accesso a servizi, tecnologia e condizioni lavorative. Pur registrando stipendi nominali più elevati rispetto al 1980, molti italiani segnalano difficoltà nell’abitare, spesa energetica e sanità privata. Per arginare l’allarme del presidente Mattarella sul caro vita, servono politiche salariali efficaci, limiti all’inflazione e investimenti sul welfare: solo così il potere d’acquisto reale potrà tradursi in una qualità della vita davvero migliore.

Erosione del potere d’acquisto

Secondo Rinaldo Brau, ex direttore del Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università di Cagliari, “il salario è rimasto sempre indietro” rispetto all’inflazione, nonostante gli aumenti nominali. Dopo il primo shock pandemico e il rincaro delle materie prime a seguito dell’invasione russa, i prezzi hanno subito picchi significativi, ma i salari sono cresciuti di poco. “I salari bassi, rispetto a una crescita già contenuta, sono quelli che hanno sofferto di più”, spiega Brau, evidenziando come il potere d’acquisto degli italiani sia costantemente eroso nel corso dei decenni.

Rinaldo Brau, ex direttore Dipartimento Scienze Economiche Università di Cagliari

Sfida dei rinnovi contrattuali e produttività

Pierluigi Ledda, segretario generale della Cisl Sardegna, sottolinea che in Italia i “salari medi sono diminuiti” e che la mancata revisione dei contratti ha penalizzato tutti i lavoratori. Ricorda il blocco della contrattazione nella pubblica amministrazione: “per alcuni anni le retribuzioni non venivano aggiornate”, creando un effetto domino sul resto del mercato del lavoro. Ledda aggiunge: “Laddove i contratti vengono rinnovati, l’effetto è immediato, allineando salario, inflazione e produttività”. Un altro problema cruciale è la bassa crescita produttiva: “Il nostro paese investe poco in tecnologia e macchinari, e le piccole imprese faticano a modernizzarsi”, conclude, evidenziando la necessità di un’ammodernamento strutturale per rilanciare i redditi.

Pierluigi Ledda, segretario Regionale Cisl Sardegna

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