play_arrow
Ep. 23 – Eolico offshore, Usai: “Serve il consenso dei territori” Radiolina
Il Sulcis Iglesiente torna al centro del dibattito sulla transizione energetica con il nuovo progetto di eolico offshore previsto al largo della costa sud-occidentale della Sardegna. A esprimere una netta opposizione è il sindaco di Iglesias e presidente della Provincia del Sulcis Iglesiente, Mauro Usai, che considera inaccettabile procedere senza il coinvolgimento delle comunità interessate.
Al centro delle preoccupazioni ci sono l’impatto sul paesaggio, i possibili effetti sull’economia del mare e il futuro di un territorio che continua ad attendere risposte sul rilancio industriale. “Nessun progetto di questo tipo può prescindere dal consenso delle comunità locali e dal coinvolgimento della popolazione.”

Per Mauro Usai il tema dell’eolico offshore non può essere affrontato separatamente dalla crisi industriale che da anni interessa il Sulcis. Secondo il presidente della Provincia, il territorio continua a pagare l’assenza di una strategia industriale nazionale mentre vengono accelerate le procedure autorizzative per nuovi impianti energetici. “Questa è la beffa dopo il danno. Dopo anni di assenza di decisioni sugli investimenti per l’industria, oggi si aggiunge anche questa situazione.
Un Paese civile non può prescindere da una vera politica industriale.”Usai ribadisce che il rilancio del Sulcis deve passare prima dal completamento delle bonifiche ambientali, dalla riconversione delle attività produttive e da nuovi investimenti capaci di creare occupazione stabile e valore aggiunto per il territorio.
Tra gli aspetti che destano maggiore preoccupazione c’è l’eventuale impatto del parco eolico sulla storica rotta dei tonni, una delle attività economiche e identitarie più importanti del Sulcis Iglesiente. Secondo Usai, il rischio non riguarda soltanto il paesaggio, ma soprattutto le conseguenze che potrebbero ricadere sulla pesca tradizionale. “La paura più grande riguarda la rotta dei tonni. Stiamo parlando dell’unico presidio economico, produttivo, identitario e culturale che ancora resiste nel nostro territorio.”
Per il sindaco di Iglesias la Sardegna dispone già di vaste superfici compromesse dalle attività minerarie che potrebbero ospitare nuovi impianti per la produzione di energia rinnovabile senza consumare altro territorio né creare nuovi conflitti con le comunità locali. “Le aree minerarie dismesse sono già disponibili. Lì si potrebbero realizzare gli impianti, governando il processo e lasciando sul territorio parte dei benefici economici per finanziare le bonifiche.”
Secondo Usai, una pianificazione pubblica delle aree idonee consentirebbe inoltre di rafforzare il potere contrattuale delle istituzioni e garantire maggiori ricadute economiche per le comunità locali.
Il presidente della Provincia precisa di non essere contrario alle energie rinnovabili, ma chiede che la transizione energetica venga programmata insieme ai territori e produca benefici concreti per le comunità che ospitano gli impianti. “Noi siamo assolutamente favorevoli alle energie rinnovabili, ma solo se possiamo governare il processo. Se dobbiamo subirlo, non abbiamo alcuna intenzione di continuare così.”
Il crescente disagio giovanile, l’ansia per il futuro, il peso del giudizio sociale e il rapporto sempre più complesso con gli adulti rappresentano alcune delle principali sfide delle nuove generazioni. Secondo la filosofa e scrittrice Michela Marzano, il problema non riguarda soltanto i ragazzi, ma anche una società che fatica ad ascoltarli e a offrire loro punti di riferimento credibili. “I nostri ragazzi e le nostre ragazze non stanno bene. Sono estremamente angosciati e vivono molto male lo sguardo e il giudizio di noi adulti.”
Per Michela Marzano la sofferenza delle nuove generazioni nasce soprattutto dalla difficoltà di sentirsi comprese. L’incertezza internazionale, le preoccupazioni per il futuro e l’assenza di figure adulte autorevoli contribuiscono a creare un senso di solitudine che spesso sfocia nell’isolamento.
Secondo la filosofa, molti adolescenti non si sentono riconosciuti nella propria individualità e finiscono per vivere il rapporto con gli adulti come un continuo giudizio anziché come un’occasione di confronto. “Non siamo più capaci di guardarli e ascoltarli per ciò che sono. Sempre più spesso si chiudono in se stessi perché non trovano speranza né fiducia negli adulti.”
L’evoluzione dei social network ha modificato anche il modo in cui i più giovani costruiscono la propria identità. Se le generazioni precedenti tendevano a esporsi continuamente online, oggi molti ragazzi preferiscono osservare piuttosto che mostrarsi, proprio per il timore di essere giudicati.
Una trasformazione che si accompagna alla diffusione dell’intelligenza artificiale generativa, sempre più utilizzata dagli adolescenti come interlocutore nei momenti di difficoltà. “Molti ragazzi si rivolgono all’intelligenza artificiale perché dicono: almeno lei ci ascolta e non ci giudica.” Per Marzano questo fenomeno rappresenta un segnale evidente della mancanza di relazioni autentiche, che nessuna tecnologia può sostituire.
Uno dei problemi più profondi riguarda la crescente pressione a raggiungere risultati sempre più elevati, sia a scuola sia nello sport e nelle relazioni sociali. Un modello che rischia di trasformare il valore personale in una semplice misura delle proprie prestazioni.
Secondo Marzano questa cultura dell’eccellenza produce frustrazione e senso di inadeguatezza, soprattutto negli adolescenti più fragili. “Sembra che per avere valore si debba essere sempre i migliori. È un’idea che porta tanti ragazzi a scontrarsi con il muro della disperazione.” La filosofa invita a ripensare il sistema educativo, spostando l’attenzione dai risultati alle persone.
Tra le priorità indicate da Michela Marzano c’è una profonda riforma della scuola italiana. Non soltanto nuovi programmi, ma un diverso modo di educare che metta al centro il rapporto tra studenti, insegnanti e famiglie. Per la scrittrice, l’educazione affettiva dovrebbe essere considerata parte integrante della formazione di ogni ragazzo e non un tema accessorio. “Bisogna costruire una scuola delle relazioni. Educare all’affettività significa educare al rispetto.”
Marzano critica anche l’idea di subordinare l’educazione affettiva al consenso preventivo delle famiglie, ritenendo che il rispetto reciproco rappresenti uno dei pilastri dell’istruzione.
La filosofa guarda con interesse ai modelli scolastici europei, dove l’anno è organizzato con pause distribuite nel tempo anziché con una lunga interruzione estiva. Una diversa organizzazione consentirebbe ai ragazzi di mantenere continuità nello studio e nelle relazioni, favorendo anche una migliore conciliazione con le esigenze delle famiglie. “Le due grandi priorità del nostro Paese sono la riforma della scuola e quella della sanità. Sono questi i temi di cui dovremmo discutere davvero.”
Marzano invita infine a riflettere sul rapporto con la tecnologia e sull’uso del tempo quotidiano. La possibilità di essere sempre connessi rischia infatti di impoverire le relazioni più semplici, anche all’interno della famiglia. “Se i nostri giorni servono soltanto per scrollare il cellulare, allora abbiamo perso qualcosa di fondamentale.” Per la filosofa il vero cambiamento parte dalla capacità di recuperare il dialogo, l’ascolto e la presenza reciproca, elementi indispensabili per restituire fiducia alle nuove generazioni.
Mettere al centro la persona, i suoi desideri e le sue aspirazioni, superando definitivamente un modello assistenziale costruito esclusivamente sui bisogni sanitari. È questa la filosofia del progetto di vita, il nuovo paradigma introdotto dalla riforma nazionale della disabilità che trova nella Sardegna uno dei modelli più avanzati a livello italiano.
Per Marco Espa, presidente di ABC Italia, e Francesca Palmas, responsabile del Centro Studi e Ricerca dell’associazione, il cambiamento è prima di tutto culturale. “Oggi possiamo dire che siamo in una fase di grande cambiamento. Il progetto di vita supera definitivamente un approccio assistenziale e mette la persona al centro.” (Marco Espa)
Per decenni la disabilità è stata affrontata partendo dalle limitazioni della persona e dall’organizzazione dei servizi disponibili. Oggi la prospettiva si ribalta: non è più il cittadino a doversi adattare ai servizi, ma sono i servizi a costruirsi intorno ai suoi obiettivi di vita. Secondo Francesca Palmas, l’autodeterminazione rappresenta il principio fondamentale della riforma.
“Quando parliamo di persone con disabilità sembra che debbano decidere sempre altri. In realtà, anche loro devono poter scegliere dove vivere, con chi vivere e quale percorso costruire.” Il progetto di vita diventa così uno strumento capace di trasformare i diritti in percorsi concreti, costruiti insieme alla persona, alla famiglia e alle istituzioni.
L’esperienza maturata nell’Isola viene oggi considerata un punto di riferimento anche fuori dai confini regionali. Un percorso nato oltre vent’anni fa grazie all’impegno delle famiglie e alla collaborazione con le istituzioni.
Marco Espa ricorda come questa esperienza abbia contribuito ad anticipare molti dei principi oggi contenuti nella riforma nazionale. “Questa esperienza è nata in Sardegna grazie a famiglie che hanno rifiutato l’istituzionalizzazione dei propri figli e hanno scelto un’altra strada.” Un modello che oggi viene osservato con attenzione anche a livello nazionale per la capacità di costruire servizi realmente personalizzati.
Il nuovo sistema prevede che sia la persona con disabilità a raccontare la propria storia, i propri desideri e gli obiettivi che intende raggiungere. Attorno a queste esigenze vengono poi costruiti gli interventi sociali, sanitari, educativi e lavorativi. Per Francesca Palmas si tratta di un cambiamento radicale rispetto al passato. “Non è più la persona che deve adattarsi ai servizi. Sono i servizi che devono modellarsi sulla persona.”
Ogni progetto nasce quindi da un percorso condiviso tra cittadini, famiglie, enti locali e servizi territoriali, con una visione integrata della qualità della vita.
Uno degli elementi innovativi riguarda il coinvolgimento diretto della persona nella definizione del proprio progetto di vita. In Sardegna il documento viene sottoscritto anche dal diretto interessato o da chi lo rappresenta legalmente, rendendolo un impegno condiviso. Secondo Marco Espa questo principio rafforza il rapporto tra cittadini e istituzioni. “Se il progetto non è condiviso dalla persona interessata, semplicemente non esiste.
Nessuno può decidere al posto suo.” La corresponsabilità diventa così uno strumento capace di ridurre i conflitti e favorire una collaborazione stabile tra amministrazioni pubbliche e famiglie.
Tra le principali preoccupazioni delle famiglie resta il futuro delle persone con disabilità quando i genitori non potranno più garantire il proprio sostegno. Per ABC Italia la risposta non può limitarsi al cosiddetto “dopo di noi”, ma deve iniziare molto prima. Marco Espa sottolinea come il percorso debba essere costruito progressivamente, accompagnando sia la persona sia la famiglia verso una maggiore autonomia. “Noi preferiamo parlare di ‘con noi’ e non di ‘dopo di noi’.
L’autonomia si costruisce insieme alle famiglie, non quando è troppo tardi.” L’obiettivo è creare percorsi di vita indipendente sostenuti da servizi pubblici adeguati e da risorse strutturali.
Guardando al futuro, Marco Espa e Francesca Palmas immaginano una società nella quale la presenza delle persone con disabilità diventi sempre più naturale nella vita quotidiana. Per Francesca Palmas il vero traguardo sarà superare la distinzione tra servizi ordinari e servizi dedicati. “Vorrei che un giorno non esistessero più servizi speciali per persone speciali, ma semplicemente cittadini con esigenze diverse e diritti uguali per tutti.”
Una prospettiva che punta a trasformare l’inclusione in una pratica quotidiana, fondata sulla piena partecipazione alla vita della comunità.
Una flotta sempre più elettrica, servizi dedicati alle persone più fragili, nuove tecnologie e investimenti per migliorare il trasporto pubblico. È questo il percorso intrapreso dal CTM per accompagnare la trasformazione della mobilità nell’area metropolitana di Cagliari.
A un anno dall’inizio del suo mandato, il presidente Fabrizio Rodin traccia un bilancio delle attività avviate e delle sfide ancora aperte, con l’obiettivo di rendere il trasporto pubblico più moderno, accessibile e sostenibile. “Stiamo cambiando completamente la flotta e siamo già arrivati a una quota molto importante di autobus elettrici.”
Tra i risultati più significativi raggiunti dal CTM c’è il completo rinnovamento della flotta di Amico Bus, il servizio dedicato alle persone con disabilità e ai cittadini con ridotta mobilità. Secondo Rodin, il rinnovo dei mezzi ha consentito di migliorare sensibilmente la qualità del servizio e di rispondere a tutte le richieste provenienti dagli utenti.
“Oggi riusciamo a soddisfare il 100% delle richieste e le associazioni delle persone con disabilità hanno espresso il massimo gradimento per il nuovo servizio.” L’investimento rappresenta uno degli interventi più importanti degli ultimi anni per rafforzare l’accessibilità del trasporto pubblico.
La transizione ecologica rappresenta uno degli assi strategici del piano di sviluppo del CTM. L’azienda sta progressivamente sostituendo gli autobus tradizionali con mezzi elettrici, mentre proseguono anche le sperimentazioni dedicate all’idrogeno per il trasporto suburbano.
L’obiettivo dichiarato è arrivare nei prossimi anni a una flotta completamente a emissioni zero. “Stiamo rispettando la tabella di marcia per arrivare entro pochi anni al 100% della flotta elettrica.” Una trasformazione che punta a ridurre l’impatto ambientale del trasporto pubblico e a migliorare la qualità dell’aria nell’area metropolitana.
Accanto al rinnovo dei mezzi, il CTM guarda anche al miglioramento delle infrastrutture. Fermate più sicure, pensiline, monitor informativi e percorsi accessibili rappresentano alcune delle priorità individuate dall’azienda. Rodin sottolinea come la qualità del viaggio inizi già prima di salire a bordo dell’autobus.
“Il viaggio comincia da terra. Avere fermate accessibili, sicure e attrezzate è parte integrante del servizio che vogliamo offrire.” Gli interventi coinvolgeranno diverse aree dell’hinterland grazie ai finanziamenti destinati al potenziamento della mobilità urbana.
Tra gli obiettivi del CTM rientra anche l’innovazione tecnologica. L’azienda sta lavorando per introdurre sistemi di bigliettazione elettronica sempre più semplici e veloci, con l’intenzione di rendere il trasporto pubblico più competitivo rispetto all’auto privata. Parallelamente prosegue il rafforzamento dei servizi serali e notturni, pensati per rispondere alle esigenze di residenti e turisti. “La bigliettazione elettronica rappresenta una delle sfide più importanti che vogliamo completare nei prossimi mesi.”
Tra le criticità affrontate dal presidente del CTM figura anche il fenomeno dei cosiddetti “portoghesi”, cioè i passeggeri che viaggiano senza titolo di viaggio. Per contrastare l’evasione tariffaria è previsto un significativo incremento delle attività di controllo. “Entro il 2026 quasi raddoppieremo il numero dei verificatori per tutelare chi paga regolarmente il biglietto.” Una misura che punta sia a recuperare risorse economiche sia a rafforzare il rispetto delle regole all’interno del servizio pubblico.
Per Rodin il futuro della mobilità passa anche attraverso un cambiamento culturale. Utilizzare il trasporto pubblico significa ridurre traffico, inquinamento e tempi di percorrenza, contribuendo a migliorare la qualità della vita nelle città. Il presidente racconta di utilizzare personalmente gli autobus del CTM, sottolineando come il viaggio rappresenti anche un’occasione per vivere la città con uno sguardo diverso.
“Quando salgo sull’autobus con i miei figli mi accorgo di quanto tempo si possa recuperare rispetto allo stress di restare bloccati nel traffico.” L’obiettivo resta quello di costruire un sistema di mobilità sempre più efficiente, sostenibile e capace di rispondere alle esigenze di un’area metropolitana in continua evoluzione.
A cura di Nicola Scano – Vicedirettore del TG di Videolina
Puntata del 20/06/2026
Clicca qui per scoprire tutti i podcast di Radiolina