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L'Informatore: dalla C alla Promozione

Ep. 27 – Da ultimo baluardo a primo regista: come cambia il ruolo del portiere

micAlberto Masu, Andrea Capitta e Fabrizio Cogonitoday2 Novembre 2026

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L’evoluzione del ruolo del portiere tra nuove regole, tecnica podalica e gestione psicologica dell’errore

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    Ep. 27 – Da ultimo baluardo a primo regista: come cambia il ruolo del portiere Alberto Masu, Andrea Capitta e Fabrizio Cogoni

Durante l’appuntamento con L’Informatore Sportivo, in onda su Radiolina e Videolina e condotta dal giornalista Alberto Masu, è stata approfondita l’evoluzione del ruolo dell’estremo difensore nel calcio contemporaneo. La puntata ha visto l’intervento di due esperti del settore ed ex portieri: Andrea Capitta, preparatore dei portieri del Quartu Sant’Elena, e Fabrizio Cogoni, preparatore dei portieri del Selargius. L’incontro ha offerto una panoramica dettagliata sulle trasformazioni tattiche e metodologiche che interessano sia i campionati dilettantistici di Promozione ed Eccellenza sia i settori giovanili regionali della Sardegna.

Fabrizio Cogoni e Andrea Capitta negli studi di Radiolina

Il portiere moderno come primo regista della manovra

L’introduzione della norma sul divieto di presa a seguito del retropassaggio con i piedi ha avviato una vera e propria rivoluzione tattica, trasformando l’estremo difensore in un elemento fondamentale per la costruzione dal basso. Se in passato la palla veniva rilanciata direttamente verso il centrocampo o l’attacco, oggi il portiere è chiamato a distribuire il gioco e ad agire da regista arretrato per creare superiorità numerica. Come sottolineato da Andrea Capitta durante l’intervista: «Adesso c’è un possesso palla del portiere quasi ossessivo: deve smistare il gioco ed essere il regista della squadra. Molti allenamenti partono proprio dall’impostazione del portiere». Gli fa eco Fabrizio Cogoni, evidenziando come i giovani arrivino dai settori giovanili già strutturati sul piano tecnico.

Nuove metodologie di allenamento e la centralità della parata

La trasformazione del ruolo ha richiesto un adeguamento delle metodologie e delle attrezzature impiegate nelle sedi di allenamento. L’utilizzo di porte ridotte, sponde e percorsi di trasmissione a uno o due tocchi consente di sviluppare il controllo orientato e la precisione nei passaggi già a partire dalle categorie pulcini ed esordienti. Ciononostante, gli addetti ai lavori ribadiscono che la priorità fondamentale della figura in porta rimane la difesa della propria rete. Cogoni ha infatti specificato: «È bene capire la direzione in cui vogliamo andare, fa parte dell’evoluzione del ruolo, ma non dobbiamo dimenticare che il portiere in primis deve saper parare». Capitta ha poi aggiunto come anche l’insegnamento dei gesti tradizionali, come le uscite alte e il posizionamento spaziale sui traversoni, rimanga uno degli aspetti più complessi da trasmettere ai giovani atleti.

La gestione psicologica dell’errore e il coraggio nelle uscite

L’incremento dei rischi legati al gioco con i piedi e all’esposizione a una possibile disattenzione rende la preparazione psicologica prioritaria nella gestione del gruppo. Poiché un’imprecisione dell’estremo difensore porta nel novanta percento dei casi al gol avversario, il preparatore deve svolgere una funzione di supporto emotivo affinché l’infortunio tecnico non condizioni le prestazioni future. Nel corso del dibattito, Cogoni ha rimarcato l’importanza dell’attitudine e del temperamento: «Preferisco nei giovani portieri un ragazzo che su un’uscita alta chiama la palla, va a prenderla e sbaglia l’intervento, piuttosto che un portiere che rimane ancorato alla linea di porta per paura di fare brutta figura». La personalità si misura dunque nella capacità di metabolizzare la pressione e gestire il carico emotivo della gara.

Il panorama calcistico sardo tra giovani prospetti e veterani

Nel contesto dei campionati regionali in Sardegna si registra una crescita costante del movimento dei portieri, favorita dalla nascita di scuole specializzate e dal coraggio di lanciare titolari in età giovanissima. Squadre come il Selargius e il Quartu Sant’Elena integrano nei propri organici sia profili emergenti nati tra il 2007 e il 2010 sia atleti di maggiore esperienza. Accanto alle giovani promesse, la presenza dei veterani di categoria continua a rappresentare un punto di riferimento imprescindibile per garantire equilibrio psicologico e gestione delle pressioni ambientali durante l’arco dell’intero campionato.

Fabrizio Cogoni e Andrea Capitta negli studi di Radiolina con Alberto Masu

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