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Ep. 35 – I Neutrini da Nobel Manuel Floris, Mattia Atzori Corona
Il giovane fisico sardo Mattia Atzori Corona, ricercatore presso la sezione dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) di Roma Tor Vergata, ha ricevuto nel luglio 2026 il Premio Bruno Rossi per la migliore tesi di dottorato italiana nel campo della fisica astroparticellare. La sua attività scientifica si concentra sui neutrini, particelle elementari tra le più elusive dell’universo, fondamentali per comprendere fenomeni cosmici estremamente energetici e ancora poco conosciuti.

I neutrini sono particelle elementari prive di carica elettrica, caratterizzate da una massa estremamente piccola e da una capacità straordinaria di attraversare la materia senza interagire con essa. Per questo vengono spesso definiti particelle fantasma. Come spiega Atzori Corona, ne esistono tre tipi: elettronico, muonico e tauonico. Nonostante i progressi della fisica, la loro massa esatta e la loro stessa natura presentano ancora interrogativi aperti.
La loro esistenza fu ipotizzata da Wolfgang Pauli nel 1930, mentre la prima osservazione sperimentale arrivò nel 1956 grazie ai fisici Frederick Reines e Clyde Cowan, che rilevarono antineutrini prodotti da un reattore nucleare. Da allora, lo studio di queste particelle ha contribuito a importanti scoperte scientifiche, comprese quelle legate ai neutrini solari e alle oscillazioni dei neutrini.
Una delle frontiere più affascinanti della ricerca riguarda i neutrini astrofisici, provenienti da regioni lontane dell’universo. A differenza della luce, queste particelle possono viaggiare attraverso lo spazio senza essere deviate dai campi magnetici o assorbite dalla materia interstellare. Sono quindi messaggeri preziosi per indagare fenomeni energetici, come quelli associati ai buchi neri supermassicci presenti al centro di alcune galassie.
Un ruolo fondamentale è svolto dall’osservatorio IceCube, installato nei ghiacci dell’Antartide. Il rivelatore occupa un volume di circa un chilometro cubo e utilizza sensori distribuiti in profondità per individuare i debolissimi segnali luminosi prodotti quando un neutrino interagisce con il ghiaccio. Analizzando questi segnali, gli scienziati possono ricostruire la direzione di provenienza e stimare l’energia delle particelle.
L’Italia partecipa attivamente alla ricerca sui neutrini attraverso l’INFN e importanti collaborazioni internazionali. Tra i progetti di punta c’è KM3NeT, un telescopio sottomarino che utilizza l’acqua marina come mezzo di rivelazione, seguendo un principio analogo a quello di IceCube.
Questi strumenti permettono di ampliare le possibilità dell’astronomia multimessaggera, che studia l’universo combinando informazioni provenienti da diverse particelle e segnali. Il lavoro di ricercatori come Mattia Atzori Corona contribuisce a questa sfida: comprendere l’origine dei neutrini cosmici significa ottenere nuove informazioni sugli ambienti più estremi dell’universo e sui processi fisici che li governano.
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