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Ep. 34 – Il mistero della Macchina di Antikythera Manuel Floris, Alessandro Amabile
Manuel Floris – Astrofisico e direttore scientifico de Il Planetario de L’Unione Sarda – ha intervistato il fisico Alessandro Amabile, ricercatore presso l’Università
Federico II di Napoli, e vincitore nel 2023 del premio Per la Storia della Fisica della Società Italiana di Fisica. Nel 1902, al largo dell’isola greca di Antikythera, un gruppo di pescatori di spugne rinvenne tra i resti di un relitto romano un oggetto misterioso: un insieme di ingranaggi di bronzo racchiusi in una cassa corrosa dal tempo. Quello che all’inizio sembrava un semplice reperto si rivelò, la Macchina di Antikythera, il più antico meccanismo astronomico conosciuto e uno dei manufatti più straordinari mai scoperti. Grazie alle sue ruote dentate e iscrizioni, la macchina era in grado di prevedere i moti del Sole, della Luna e dei pianeti, oltre a calcolare eclissi e cicli lunari.

La Macchina di Antikythera dimostra che i Greci dell’età ellenistica possedevano nozioni complesse di meccanica, geometria e astronomia. Secondo gli studiosi, tra cui l’astrofisico Alessandro Amabile, il dispositivo sarebbe stato progettato per riprodurre i moti celesti osservabili dalla Terra e consentire previsioni accurate di fenomeni astronomici. Le incisioni ritrovate sul meccanismo indicano che i costruttori conoscevano il ciclo di Saros, usato per prevedere le eclissi, e che avevano una visione del cosmo geocentrica, in cui tutti i corpi celesti ruotavano attorno alla Terra.
Il relitto in cui fu trovata la macchina risalirebbe al I secolo a.C. e trasportava oggetti di grande valore. La datazione del reperto e l’analisi dei materiali fanno pensare che la macchina fosse costruita in Grecia e che facesse parte del patrimonio scientifico dell’epoca di Ipparco. La complessità del meccanismo, con decine di ruote dentate perfettamente calibrate, lascia supporre l’esistenza di una tradizione meccanica oggi perduta. Nessun altro strumento simile è stato ritrovato, e solo con la tecnologia moderna è stato possibile comprenderne il funzionamento.
Per costruire un meccanismo così preciso, i Greci dovevano possedere un modello matematico del cielo. Tra il IV e il I secolo a.C., studiosi come Aristarco, Ipparco e Tolomeo elaborarono teorie sui moti di Sole, Luna e pianeti, cercando di spiegare i fenomeni osservati mantenendo la Terra al centro dell’universo.
Le loro misurazioni astronomiche erano estremamente accurate: conoscevano la distanza tra Terra e Luna, la dimensione del Sole e sapevano prevedere con buona precisione le eclissi. La Macchina di Antikythera rappresenta il culmine di questa conoscenza, un capolavoro di ingegneria e astronomia che univa arte, scienza e filosofia.
La scoperta della Macchina di Antikythera ha cambiato il modo in cui intendiamo la storia della scienza. Questo meccanismo, costruito oltre duemila anni fa, anticipa di secoli i principi della meccanica moderna e mostra come l’uomo, già nell’antichità, cercasse di riprodurre i moti celesti con la tecnologia. Grazie agli studi condotti negli ultimi decenni e al contributo di ricercatori come Alessandro Amabile, possiamo oggi riscoprire la conoscenza astronomica dei Greci.
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