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Ep. 37 – Il Treno che venne fermato dal Sole Manuel Floris, Alberto Pellizzoni
Le tempeste solari possono compromettere le comunicazioni, danneggiare le reti elettriche e mettere a rischio i satelliti. A spiegarlo è Alberto Pellizzoni, ricercatore dell’Istituto nazionale di astrofisica (INAF) e responsabile delle attività di Space Weather per l’ente. Nel corso dell’intervista, Pellizzoni ha illustrato le conseguenze dell’attività solare sulle tecnologie terrestri, ripercorrendo alcuni episodi storici e soffermandosi sull’importanza della nuova sala di monitoraggio dello Space Weather inaugurata il 27 ottobre presso l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV), a Roma. L’obiettivo è migliorare la capacità di osservare e prevedere fenomeni che possono avere ripercussioni concrete sulla vita quotidiana. Come sottolinea l’esperto, «non c’è nulla di cui temere, cioè operando in prevenzione e con mitigazione si possono risparmiare molti soldi e anche grosse scocciature».

Il Sole non è soltanto la stella che garantisce energia e condizioni favorevoli alla vita sulla Terra. La sua attività magnetica può generare fenomeni capaci di interferire con le infrastrutture tecnologiche, soprattutto quando le perturbazioni raggiungono intensità elevate. Le tempeste geomagnetiche si verificano quando l’attività solare provoca perturbazioni nella magnetosfera terrestre, con possibili effetti sulle comunicazioni radio, sulle reti elettriche e sui sistemi satellitari.
Le conseguenze dipendono dall’intensità dell’evento, dalla direzione delle emissioni solari e dall’interazione con il campo magnetico terrestre. Non tutte le eruzioni solari, infatti, raggiungono il nostro pianeta o producono danni significativi. Pellizzoni chiarisce proprio questo aspetto: «Non tutti questi eventi così intensi ed energetici sul Sole poi vanno a impattare sulla Terra, per questioni di geometria anche e di relazioni tra il campo magnetico terrestre e quello solare». Comprendere questi meccanismi è essenziale per distinguere i fenomeni osservabili da quelli che rappresentano un rischio concreto.

Uno degli episodi più significativi raccontati nell’intervista risale al 1848, quando un treno a vapore rimase fermo perché non arrivò l’autorizzazione telegrafica necessaria per partire. All’epoca, la sicurezza della circolazione ferroviaria dipendeva anche dalla possibilità di scambiare correttamente messaggi tra le stazioni. In assenza della comunicazione che confermasse la disponibilità della linea, il treno non poteva proseguire.
Secondo la ricostruzione illustrata da Pellizzoni, l’attività solare avrebbe provocato perturbazioni nella ionosfera, compromettendo la trasmissione dei segnali telegrafici. La causa non era quindi un guasto ordinario del treno, ma un fenomeno naturale che interferiva con le comunicazioni dell’epoca. L’esperto evidenzia il valore scientifico di questa testimonianza storica: «Queste informazioni così indirette dell’attività solare, più che altro sulle conseguenze dell’attività solare, sono estremamente interessanti perché ci permettono di ricostruire nel passato, in cui non avevamo gli strumenti di oggi, degli accadimenti di origine astrofisica».

Un altro episodio emblematico è il Carrington Event, la tempesta geomagnetica del settembre 1859 associata alle osservazioni dell’astronomo Richard Carrington. Il fenomeno provocò intense perturbazioni nei sistemi telegrafici, con segnalazioni di scariche elettriche e danni alle apparecchiature. L’evento è diventato uno dei principali riferimenti storici per comprendere quanto possa essere potente l’interazione tra attività solare e campo magnetico terrestre.
Pellizzoni ricorda che l’episodio non si limitò a interferenze temporanee nelle comunicazioni: «In quel caso non provocò solo disturbi o perturbazioni alle comunicazioni telegrafiche, ma proprio anche danni termomeccanici con fusioni di linee». Un fenomeno di intensità paragonabile, qualora colpisse oggi una civiltà fortemente dipendente da satelliti, reti elettriche e sistemi digitali, potrebbe avere conseguenze molto più estese. La vulnerabilità tecnologica contemporanea rende quindi indispensabile studiare gli eventi estremi e sviluppare strumenti di prevenzione adeguati.
Le tempeste geomagnetiche non appartengono soltanto alla storia dell’astronomia. Nel marzo 1989, una forte perturbazione geomagnetica provocò un grave blackout in Québec, in Canada, lasciando milioni di persone senza elettricità. L’evento dimostrò quanto le reti elettriche possano essere vulnerabili alle correnti indotte dalle variazioni del campo geomagnetico.
Il caso canadese rappresenta un riferimento importante per la comunità scientifica perché evidenzia le conseguenze che un fenomeno naturale può avere su servizi essenziali e infrastrutture complesse. Non si tratta, dunque, di un rischio puramente teorico, ma di una possibilità che richiede attenzione e preparazione. Come osserva Pellizzoni, «non stiamo parlando solo di un rischio teorico, è un rischio in cui è importante la mitigazione». La prevenzione è fondamentale per ridurre i danni potenziali e limitare le ripercussioni sulle attività economiche e sulla vita quotidiana.
Il 27 ottobre è stata inaugurata presso l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV), a Roma, una nuova sala operativa dedicata al monitoraggio dello Space Weather. La struttura è pensata per seguire l’evoluzione delle condizioni della ionosfera e individuare le perturbazioni che possono influenzare le tecnologie terrestri. L’iniziativa si inserisce in un percorso di collaborazione tra enti di ricerca e istituzioni impegnate nella sorveglianza dei fenomeni geofisici e spaziali.
Il monitoraggio è particolarmente importante perché consente di raccogliere informazioni sulle condizioni dello spazio vicino alla Terra e sui possibili effetti delle perturbazioni geomagnetiche. L’INGV dispone di competenze legate allo studio dei campi magnetici e della ionosfera, mentre l’INAF contribuisce con le conoscenze sull’attività solare e sui fenomeni che possono originare le tempeste. Pellizzoni descrive il ruolo della nuova struttura spiegando che è stata pensata per garantire «un monitoraggio H24 di quello che succede perlomeno alla ionosfera». La sala operativa costituisce quindi un passo importante nel rafforzamento della sorveglianza, pur non rappresentando da sola una soluzione definitiva a tutti i rischi legati allo Space Weather.
La previsione delle tempeste solari richiede una stretta collaborazione tra ricercatori, università e istituzioni. Individuare i fenomeni quando sono ancora in prossimità del Sole può offrire un margine temporale utile per valutare i possibili impatti e predisporre misure di protezione. La difficoltà consiste nel tradurre le osservazioni scientifiche in informazioni operative che possano essere utilizzate dai soggetti responsabili delle infrastrutture.
Secondo Pellizzoni, il lavoro è già avviato, ma il sistema di prevenzione deve ancora essere sviluppato ulteriormente per garantire una risposta completa. L’esperto sottolinea che «non siamo ancora totalmente preparati e con una soluzione ben strutturata, però ci stiamo lavorando in un percorso entusiasmante che portiamo avanti tra enti di ricerca, università e anche l’Aeronautica militare». La collaborazione riguarda anche la sicurezza del volo: durante alcune tempeste geomagnetiche, infatti, possono essere necessarie precauzioni per limitare l’esposizione alle radiazioni, soprattutto sulle rotte che attraversano regioni particolarmente interessate dai fenomeni.
Con l’espansione delle attività spaziali e la crescente dipendenza dalle tecnologie digitali, gli effetti delle tempeste geomagnetiche possono coinvolgere un numero sempre maggiore di sistemi. I satelliti in orbita sono esposti all’ambiente spaziale e possono subire anomalie o malfunzionamenti; le comunicazioni radio possono essere disturbate e le reti elettriche possono risentire delle correnti indotte dalle perturbazioni geomagnetiche.
Le conseguenze indirette possono interessare anche servizi essenziali, dai sistemi informatici utilizzati dalle aziende alle infrastrutture che permettono di effettuare pagamenti e comunicare. Per questo, il monitoraggio non riguarda soltanto gli studiosi del Sole, ma anche chi deve garantire la continuità dei servizi tecnologici. Pellizzoni richiama l’attenzione proprio sulla dipendenza della società contemporanea da questi strumenti: «La dipendenza adesso dalle tecnologie è enorme e se ci sono blackout che bloccano i sistemi informatici, pensiamo al banking, qualsiasi altra cosa, diventa problematico per tutti».
La possibilità che si verifichino nuove tempeste geomagnetiche intense è reale, ma non significa che ogni fenomeno solare rappresenti una minaccia per la Terra. L’attività della nostra stella è variabile e comprende eventi di intensità molto diversa. Per valutare il rischio occorre considerare la potenza del fenomeno, la sua direzione e le condizioni con cui interagisce con la magnetosfera terrestre.
La ricerca sullo Space Weather serve proprio a migliorare la conoscenza di questi processi, individuando le condizioni che possono determinare conseguenze rilevanti per le infrastrutture. Una migliore capacità di previsione può consentire di intervenire tempestivamente e contenere gli effetti più gravi. Pellizzoni ribadisce che l’approccio corretto è quello della preparazione: «Operando in prevenzione e con mitigazione si possono risparmiare molti soldi». L’obiettivo non è eliminare un fenomeno naturale impossibile da controllare, ma ridurre la vulnerabilità delle tecnologie da cui dipende la società.
Lo studio dell’attività solare non riguarda esclusivamente la protezione delle infrastrutture terrestri. Le tempeste geomagnetiche possono produrre anche manifestazioni spettacolari, come le aurore polari, generate dall’interazione tra particelle energetiche e atmosfera. La stessa attività che può causare problemi ai sistemi tecnologici offre quindi importanti opportunità per comprendere meglio il rapporto tra Sole, magnetosfera e atmosfera terrestre.
La previsione dello Space Weather sarà inoltre sempre più importante per le missioni spaziali e per la sicurezza degli astronauti, che durante i viaggi oltre la protezione della Terra possono essere esposti a condizioni differenti da quelle sperimentate al suolo. Pellizzoni paragona questa esigenza alla necessità di conoscere le condizioni meteorologiche prima di intraprendere un viaggio: «Adesso vogliamo dotarci anche per gli astronauti di un modo sicuro di capire a che rischi sono esposti». La meteorologia spaziale diventa così uno strumento fondamentale sia per la sicurezza tecnologica sia per lo sviluppo delle future attività umane nello spazio.
Le tempeste solari ricordano che anche una società tecnologicamente avanzata resta esposta a fenomeni naturali che non può controllare direttamente. Dagli episodi storici legati ai telegrafi fino ai blackout moderni, l’attività solare ha dimostrato di poter interferire con le infrastrutture e compromettere servizi essenziali. Oggi, la diffusione dei satelliti, delle reti digitali e dei sistemi automatizzati rende ancora più importante comprendere e anticipare questi eventi.
La nuova sala di monitoraggio dello Space Weather presso l’INGV rappresenta un passo nel percorso di rafforzamento delle capacità di osservazione e prevenzione, con il contributo dell’INAF e di altri soggetti scientifici e istituzionali. Restano sfide aperte sul piano della previsione e della protezione delle infrastrutture, ma la ricerca offre strumenti per migliorare la preparazione. Il messaggio conclusivo di Pellizzoni è chiaro: «Non c’è nulla di cui temere», a condizione che la società continui a investire nella conoscenza, nel monitoraggio e nella mitigazione dei rischi.
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