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Ep. 77 – Abbasso lo striscione Lele Casini
Gli striscioni sono stati per decenni una parte fondamentale dello spettacolo negli stadi italiani. Messaggi ironici, provocazioni tra tifoserie, dichiarazioni d’amore per la propria squadra o per un giocatore simbolo. Un linguaggio diretto, creativo, spesso geniale, che ha contribuito a costruire l’identità del tifo.

La nuova puntata di 90 secondi + recupero, il podcast di Radiolina, racconta proprio questo: la storia, il significato e il progressivo declino degli striscioni negli stadi.
Per molti tifosi gli striscioni rappresentavano un vero e proprio rituale. Una tela bianca su cui scrivere battute, sfottò e messaggi che spesso entravano nella memoria collettiva del calcio.
Nel corso degli anni si sono visti esempi rimasti celebri:
provocazioni tra tifoserie, risposte creative sugli spalti, battute diventate quasi folklore calcistico.
Non sempre però l’ironia ha avuto confini chiari. In alcuni casi gli striscioni hanno superato il limite del rispetto, arrivando a evocare tragedie sportive come quella del Disastro di Superga o dell’Disastro dell’Heysel.
Episodi che hanno contribuito a spingere verso regole più rigide negli stadi.
Dal 2007 una normativa vieta l’introduzione negli impianti sportivi di striscioni, bandiere e materiali per coreografie se non autorizzati preventivamente.
Una misura pensata per garantire sicurezza e controllo, ma che secondo molti tifosi ha contribuito anche a rendere le curve più spoglie e meno spontanee.
L’effetto è evidente soprattutto quando mancano i grandi simboli delle tifoserie: stendardi, scritte storiche, coreografie.
Oggi sugli spalti si vedono sempre meno striscioni. Spesso restano solo i cartelli improvvisati dei bambini che chiedono la maglia al proprio idolo.
Un gesto semplice, che racconta il lato più genuino del tifo: la speranza di attirare l’attenzione del proprio beniamino.
Nel caso del Cagliari Calcio, i nomi scritti sui cartelli sono quelli dei giocatori più amati dai tifosi rossoblù:
Leonardo Pavoletti,
Elia Caprile,
Marco Palestra
o il nuovo beniamino Riyad Idrissi.
Eppure anche quei piccoli cartelli, a volte, vengono fatti abbassare per rispettare il regolamento.
Il rispetto delle regole resta fondamentale per la sicurezza negli stadi. Ma nel calcio, come nella vita, forse serve anche una giusta dose di buon senso.
Perché uno striscione non è solo un pezzo di stoffa: è una forma di racconto popolare del calcio.
Una battuta, una dedica, un ricordo.
Un modo per dire: io sono qui per la mia squadra.
Il podcast esce ogni venerdì alle 14.15 ed è disponibile:
su Spotify
in radio su Radiolina
su radiolina.it
su unionesarda.it
Tutte le puntate di “90 secondi + recupero” sono ascoltabili su Spotify a questo link:
https://open.spotify.com/show/6bDxG6F9Zq0Qrgc45EpNY5
L’universo di “90 + recupero” non si ferma al podcast. Due giorni dopo ogni partita del Cagliari, Lele Casini propone la sua analisi nella finestrella rosa della sezione sportiva de L’Unione Sarda, nella rubrica “90 + recupero”: uno spazio riconoscibile e atteso, dedicato ai commenti, riflessioni e spunti rossoblù a caldo.
Ogni lunedì in edicola con L’Unione Sarda, arriva “L’Informatore Sportivo,” l’inserto gratuito che celebra il mondo dello sport regionale. Dal calcio al futsal, dalla pallavolo al basket e al tennis, coprendo tutte le discipline olimpiche e paralimpiche praticate nell’Isola, “L’Informatore Sportivo” offre risultati, classifiche e approfondimenti per protagonisti e appassionati.
90 secondi + Recupero è disponibile anche su Spotify. È sufficiente cliccare sulla banda qui sotto per ascoltare la puntata direttamente in piattaforma.
A cura di Lele Casini.