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Ep. 92 – Un calcio al mercato Giuseppe Valdes
Per fortuna è finito. Dopo un mese e mezzo estenuante, il calcio mercato lascia spazio finalmente al calcio giocato. A Cagliari, tra addii e nuovi arrivi, sono stati quasi 40 i giocatori coinvolti in una sessione che ha profondamente cambiato il volto della squadra rossoblù. Una rivoluzione che non può lasciare indifferenti, soprattutto chi nel calcio continua a cercare identità, continuità e attaccamento alla maglia.

Il calcio è cambiato, questo ormai è evidente. I nostalgici dei giocatori-bandiera e delle rose limitate dovranno farsene una ragione. Le piccole rivoluzioni viste quest’estate non hanno riguardato soltanto il Cagliari, ma dalle nostre parti il cambiamento è stato particolarmente evidente. Si è cominciato con la fine della storia tra il club e Leonardo Pavoletti, capitano e simbolo delle ultime stagioni rossoblù. Per molti tifosi era già abbastanza.
Di Palestra, invece, si sapeva praticamente dall’inizio della scorsa stagione: al termine del campionato sarebbe tornato all’Atalanta. Al 30 giugno, inoltre, nessuno dei giocatori arrivati in prestito con diritto di riscatto è stato riscattato. Una formula che, in alcuni casi, è sembrata più vicina a un “non riscatto” che a una reale prospettiva di continuità. Per Esposito c’era invece l’obbligo di riscatto e, considerando come è andata a finire, forse la ricetta giusta sarebbe stata un’altra. E non intendo certo quella medica.
A proposito di medici, anche per Andrea Belotti si era aperto uno spiraglio. Gli approfondimenti successivi, però, hanno portato all’addio anche del “Gallo”. Nel corso dell’estate sono poi arrivate le partenze di Gianluca Gaetano, Matteo Prati e Gabriele Zappa, altri protagonisti delle ultime stagioni rossoblù. Il risultato è una squadra profondamente rinnovata, con tanti giovani mandati in prestito in giro per l’Italia e anche all’estero.
È proprio qui che emerge il tema più interessante. L’identità lascia spazio a un percorso tecnico che, nelle intenzioni della società, dovrebbe trasformarsi in progetto. La maggior parte dei nuovi arrivati, infatti, è sbarcata in Sardegna attraverso formule ormai diventate abituali: diritto di riscatto, obbligo condizionato o altre soluzioni che consentono al club di rimandare la decisione definitiva.
Da una parte è una strategia comprensibile. Tutela la società da acquisti azzardati e da investimenti troppo pesanti per il bilancio. Un giocatore può incappare in un infortunio, avere un rendimento inferiore alle aspettative o semplicemente non inserirsi nel sistema di gioco. In tutti questi casi, la possibilità di non trasformare il prestito in un acquisto definitivo rappresenta una forma di protezione economica.
Dall’altra parte, però, è inevitabile porsi una domanda: quanti di questi giocatori resteranno davvero al Cagliari anche nella prossima stagione? E soprattutto, quanto tempo serve per costruire un’identità quando una parte consistente della rosa può cambiare nuovamente nel giro di pochi mesi? È una delle contraddizioni del calcio moderno, dove la programmazione tecnica deve convivere con formule contrattuali sempre più complesse e con rose in continuo movimento.
Ma tutto questo piace ai tifosi? La domanda non ha una risposta semplice. Ci sono quelli che si affezionano ai giocatori, quelli che credono ancora nell’attaccamento alla maglia e quelli che comprano la casacca del Cagliari con il nome del proprio beniamino sulle spalle. Per chi vive il calcio anche attraverso il rapporto umano con i protagonisti, una rosa che cambia continuamente può essere difficile da metabolizzare.
Molti, però, sono già entrati nel calcio 2.0 o 3.0, così come è accaduto in altri sport, dove i roster cambiano continuamente e i giocatori sembrano salire e scendere da una giostra senza fermarsi mai. È la nuova realtà dello sport professionistico e il calcio italiano non può certamente considerarsi immune da questa trasformazione.
A Cagliari, dunque, il mercato ha consegnato una squadra diversa e un percorso tutto da verificare. Adesso, però, basta parlare di mercato. È il momento del pallone, degli allenamenti, delle partite, dei risultati e delle emozioni. Spazio al calcio giocato: diamo un calcio al mercato, allacciamoci la cintura e prepariamoci al prossimo giro.
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