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90 Secondi+Recupero

Ep. 99 – I tempi della vita

micLele Casinitoday30 Ottobre 2026

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Yael Trepy, 71 giorni dalla paura al ritorno in campo: quattro minuti all’Olimpico per rinascere

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    Ep. 99 – I tempi della vita Lele Casini

Dal drammatico incidente in piscina in Costa Smeralda al ritorno in Serie A con la maglia del Cagliari. La storia di Yael Trepy è un viaggio tra paura, speranza, riabilitazione e voglia di tornare a giocare.

Ci sono secondi che sembrano interminabili, ore che cambiano una vita e giorni che diventano un percorso verso la rinascita. La storia di Yael Trepy, giovane calciatore del Cagliari, racchiude tutto questo. Dall’incidente in piscina del 16 agosto, in Costa Smeralda, fino al ritorno in campo all’Olimpico contro la Roma: 71 giorni separano il momento più drammatico della sua vita dai quattro minuti che hanno segnato il suo ritorno al calcio giocato.

Una storia di coraggio, determinazione e speranza, che va ben oltre il risultato di una partita.

Il 16 agosto in Costa Smeralda: l’incidente in piscina e la paura di perdere tutto

È il pomeriggio del 16 agosto. Yael Trepy si trova in Costa Smeralda, in Sardegna, per trascorrere una giornata di riposo insieme a un gruppo di amici, prima della ripresa degli allenamenti con il Cagliari ad Assemini.

Una villa privata, il sole cocente, il caldo estivo. Il giovane calciatore si riposa su un lettino a bordo piscina. Si addormenta per qualche minuto e, al risveglio, gli amici scherzano con lui per il segno del cellulare rimasto impresso sul petto.

Poi, in pochi istanti, tutto cambia.

Il caldo, un malore e la perdita di equilibrio. La piscina è a pochi centimetri. Trepy cade in acqua, non riesce a nuotare, si agita e finisce sul fondo.

Sono secondi interminabili.

Gli amici si accorgono immediatamente di quanto sta accadendo. Alcuni si tuffano, riescono a recuperarlo e lo riportano in superficie. Yael è privo di conoscenza. Scatta la chiamata ai soccorsi.

L’intervento tempestivo dei sanitari si rivela fondamentale. Vengono avviate le manovre di rianimazione e viene presa la decisione di trasferirlo in elicottero all’ospedale di Sassari. Un passaggio decisivo nel percorso che gli consentirà di salvarsi.

Le 48 ore di coma farmacologico e il ritorno alla vita

Dopo i momenti drammatici dell’incidente, arriva il ricovero e il coma farmacologico.

Le ore passano lentamente. Per la famiglia, gli amici e tutto l’ambiente rossoblù sono momenti di grande apprensione.

Poi, dopo 48 ore, arriva la notizia più attesa: Yael si risveglia.

A vent’anni appena compiuti, il giovane calciatore ha davanti a sé una nuova sfida. Questa volta non si tratta di superare un avversario sul campo, ma di recuperare le energie, ritrovare la condizione fisica e riprendere gradualmente il controllo della propria quotidianità.

La fase più difficile è alle spalle, ma il percorso verso il ritorno alla normalità è ancora lungo.

71 giorni di riabilitazione: da Trentino ad Assemini

Comincia così il percorso riabilitativo di Yael Trepy.

Prima il trasferimento in una clinica specializzata in Trentino, dove affronta una fase importante del recupero, poi il ritorno ad Assemini, nel centro sportivo del Cagliari.

Settimane di lavoro, pazienza e determinazione. Giorno dopo giorno, l’obiettivo diventa sempre più concreto: tornare a vestire la maglia rossoblù e riprendersi il proprio posto nel calcio professionistico.

Sono 71 giorni che racchiudono una battaglia personale, fatta di progressi, sacrifici e piccoli traguardi.

Fino a quel momento tanto atteso: la convocazione e la possibilità di tornare finalmente in campo.

Cagliari, il ritorno di Yael Trepy all’Olimpico: quattro minuti che valgono una vita

Il palcoscenico è quello dello stadio Olimpico, contro la Roma.

Yael Trepy entra negli ultimi quattro minuti della partita. Pochi istanti, se misurati con il cronometro di una normale gara di calcio. Un’eternità, se invece si pensa a tutto quello che è successo nei 71 giorni precedenti.

Il ragazzo è di nuovo lì, sul terreno di gioco, con la maglia del Cagliari.

C’è anche il tempo per un dribbling dei suoi e per provare a regalarsi una soddisfazione personale. Cerca la giocata, vuole festeggiare il ritorno con un’emozione ancora più grande. Ma il portiere della Roma gli nega la gioia del gol.

Poco importa.

Il risultato sportivo passa inevitabilmente in secondo piano. Quei quattro minuti rappresentano molto di più di una semplice presenza in campo: sono il simbolo di un ritorno, la conclusione di un percorso durissimo e l’inizio di una nuova storia.

Yael Trepy, una storia che va oltre il calcio

La vicenda di Yael Trepy è una di quelle storie che ricordano quanto possa essere sottile il confine tra normalità e tragedia e quanto siano preziosi il tempo, la tempestività dei soccorsi e la forza di reagire.

I secondi sott’acqua, le 48 ore di coma farmacologico, i 71 giorni di riabilitazione e quei quattro minuti all’Olimpico.

Numeri che, messi in fila, raccontano un percorso straordinario.

Perché questa volta non c’era una partita da vincere, una classifica da scalare o un gol da segnare. C’era una vita da riprendere in mano.

E Yael Trepy, a soli vent’anni, ha potuto riassaporare l’emozione più bella: tornare a essere un calciatore.

Bentornato Yael!

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