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Ferdinando De Giorgi a Cagliari presenta “Egoisti di squadra” Andrea Sechi, Ferdinando De Giorgi
Il commissario tecnico della Nazionale italiana di pallavolo sarà a Cagliari venerdì 6 novembre, nell’ambito della rassegna dedicata allo sport, per presentare il suo libro. Dalla forza dell’ambizione individuale al valore del collettivo, passando per i ricordi della Generazione dei fenomeni, l’analisi degli ultimi Europei e i giovani talenti del volley italiano: il CT azzurro racconta la sua filosofia di squadra.

L’egoismo non è necessariamente un limite, ma può trasformarsi in una risorsa preziosa per raggiungere obiettivi importanti. È questo uno dei concetti centrali di Egoisti di squadra, il libro di Ferdinando “Fefè” De Giorgi, commissario tecnico della Nazionale italiana maschile di pallavolo, che sarà presentato a Cagliari venerdì 6 novembre, nell’ambito della rassegna dedicata allo sport.
Un’occasione per approfondire il pensiero di uno degli allenatori più rappresentativi del volley internazionale, capace di raccontare attraverso la propria esperienza il rapporto tra ambizione personale, responsabilità e spirito di gruppo.
Nel corso dell’intervista, De Giorgi chiarisce il significato del titolo del suo libro, spiegando perché l’egoismo, se correttamente indirizzato, possa diventare un elemento positivo anche all’interno di una squadra.
«Quando si parla di fare squadra, sembra che il tema dell’egoismo sia una minaccia grossissima. In realtà, non va visto necessariamente come qualcosa di negativo: rappresenta quello che vogliamo diventare e realizzare. È una forza, un’energia importante che dobbiamo saper utilizzare», spiega il CT azzurro.
Il concetto, tuttavia, ha una condizione fondamentale: l’ambizione individuale deve trovare una sintesi con gli obiettivi collettivi. Per De Giorgi, infatti, nessuno può pensare di raggiungere da solo risultati importanti, soprattutto quando si lavora all’interno di un gruppo sportivo o di una realtà aziendale.
«Il mio egoismo deve fare i conti con gli obiettivi generali. Da solo non riesci a raggiungere nessun risultato: hai sempre bisogno degli altri. L’egoismo non è una minaccia, ma una risorsa da condividere con le persone insieme alle quali puoi realizzare i tuoi obiettivi».

Il valore del gruppo è stato uno dei segreti della straordinaria stagione della pallavolo italiana negli anni Novanta. De Giorgi, che ha vissuto da protagonista quella stagione storica prima da giocatore e successivamente da allenatore, conosce bene il significato di appartenere a una squadra capace di segnare un’epoca.
La cosiddetta Generazione dei fenomeni, con campioni del calibro di Lorenzo Bernardi, Andrea Zorzi, Andrea Giani, Samuele Papi e Luca Cantagalli, ha rappresentato uno dei momenti più importanti nella storia del volley mondiale. Un gruppo che ha saputo mantenere livelli di eccellenza per oltre un decennio, conquistando risultati prestigiosi e ottenendo il riconoscimento di squadra del secolo.
Alla domanda su quale giocatore possa rappresentare meglio il concetto di egoismo di squadra, De Giorgi evita di indicare un singolo protagonista. La forza di quella formazione, infatti, risiedeva proprio nella qualità e nella profondità del collettivo.
«È difficile pensare a un solo giocatore, perché la forza di quella generazione è stata proprio il numero di atleti di grande qualità che ne facevano parte. È stata una squadra importantissima, capace di mantenere per dieci-dodici anni una continuità di risultati e di eccellenza», ricorda.
Un percorso al quale hanno contribuito allenatori come Julio Velasco e Bebeto, oltre a tanti campioni che hanno saputo mettere le proprie qualità al servizio della squadra.
«Erano persone forti, ma avevano un grande senso di rispetto reciproco. Questo permetteva di andare oltre le singole ambizioni. Soprattutto, c’era la maglia, che riusciva a riunire tutti i nostri obiettivi».
Avere personalità è indispensabile per raggiungere grandi traguardi, ma bisogna evitare che l’ambizione individuale si trasformi in egocentrismo. È un altro dei passaggi fondamentali della filosofia di De Giorgi, che distingue nettamente la voglia di emergere dall’atteggiamento di chi pensa esclusivamente a se stesso.
In una squadra, ogni atleta deve poter esprimere il proprio carattere, le proprie qualità e la propria determinazione. Le differenze individuali non rappresentano necessariamente un ostacolo: possono diventare un valore aggiunto, a condizione che siano inserite in un contesto capace di valorizzarle.
«La personalità deve esserci, perché chi vuole raggiungere degli obiettivi deve essere capace di tirarla fuori. L’egoismo, inteso come voglia di raggiungere un risultato, ha bisogno di persone che ci credono e che spingono», sottolinea il commissario tecnico. Il vero pericolo arriva quando l’ego diventa predominante e finisce per compromettere le relazioni tra i componenti del gruppo.
«Il problema è che non si deve diventare egocentrici. L’ego è la vera rovina dei gruppi e delle collaborazioni. Quando una persona pensa soltanto a se stessa all’interno di una squadra, diventa deleterio: non permette né a lei né ai compagni di esprimersi al massimo».
Allenare una Nazionale di alto livello significa lavorare non soltanto sulla tecnica e sulla tattica, ma anche sulla componente mentale degli atleti. Un aspetto che emerge chiaramente osservando i time-out di De Giorgi, spesso caratterizzati da indicazioni psicologiche e richiami all’atteggiamento della squadra.
Il commissario tecnico spiega quanto sia complesso gestire quei momenti, soprattutto considerando il poco tempo a disposizione durante una partita di pallavolo. Il regolamento prevede infatti un minuto di time-out, ma il tempo effettivamente utilizzabile per comunicare con i giocatori è decisamente inferiore.
«Noi abbiamo un minuto, ma in realtà diventano trenta secondi. Nel frattempo i giocatori arrivano, bevono e cercano di tranquillizzarsi. È complicato fare grandi discorsi in così poco tempo», racconta De Giorgi. L’allenatore deve quindi individuare rapidamente le priorità, scegliendo le indicazioni più importanti per correggere una situazione di gioco o modificare l’atteggiamento della squadra.
«Normalmente si sceglie una cosa tecnico-tattica che in quel momento è importante. Poi c’è sempre una parte che riguarda l’approccio e l’atteggiamento mentale. Bisogna essere incisivi sia sul piano tecnico e tattico sia su quello psicologico».
La delusione per l’eliminazione ai quarti di finale degli ultimi Europei resta un passaggio difficile da archiviare per la Nazionale italiana. Gli azzurri, che puntavano a giocarsi le medaglie davanti al pubblico di Milano, si sono fermati contro la Finlandia, al termine di una partita particolarmente combattuta.
Un’eliminazione che ha lasciato l’amaro in bocca, soprattutto considerando il percorso della squadra nella competizione e le aspettative legate alla possibilità di arrivare fino alle fasi decisive del torneo. De Giorgi non nasconde il dispiacere per il risultato, ma respinge l’idea che alla base della sconfitta ci sia stata una carenza di spirito di squadra o di ambizione individuale.
«È stato un grande dispiacere, perché volevamo giocarci le medaglie a Milano. È stato un Europeo organizzato benissimo, con un bellissimo inizio a Napoli. Fino ai quarti la squadra aveva seguito il ritmo e il percorso di crescita giusti», spiega.
La partita contro la Finlandia è stata condizionata dalla tensione e dalla delicatezza di un appuntamento che poteva aprire le porte alla zona medaglie oppure decretare l’eliminazione. Il CT individua però nella gestione dei momenti decisivi, soprattutto nella fase conclusiva del quinto set, il vero punto debole della prestazione azzurra.
«Non è che sia mancato l’egoismo. Siamo arrivati al quinto set in una situazione in cui avevamo la possibilità di vincere, ma non siamo stati bravi a chiudere la partita. È mancata la capacità di gestire e finalizzare alcuni momenti anche dal punto di vista tecnico». Una lettura che conferma la sua idea di fondo: per vincere non basta avere motivazioni e qualità individuali, ma occorre saperle trasformare in lucidità e concretezza nei momenti determinanti.
Tra le prospettive più interessanti della pallavolo italiana c’è anche una nuova generazione di giovani talenti che sta trovando spazio nel massimo campionato. Nel corso dell’intervista, De Giorgi si sofferma in particolare su Risto Zlatanov, giovane figlio d’arte protagonista con Piacenza e osservato con attenzione dallo staff della Nazionale.
Il CT non nasconde l’interesse per il suo percorso di crescita, sottolineando come l’età non debba necessariamente rappresentare un limite quando un atleta dimostra di avere qualità e capacità per accelerare il proprio percorso.
«È un ragazzo molto interessante, sta facendo un bel percorso. È giovanissimo, ma con i giovani non bisogna avere stereotipi: se sono in grado di accelerare e di bruciare le tappe, perché no? Lui sta andando molto veloce ed è un ragazzo davvero in gamba», afferma De Giorgi.
Il commissario tecnico conferma di seguirlo con attenzione, soprattutto per valutare la sua evoluzione nel corso della stagione e la continuità di rendimento in un campionato competitivo. Ma Zlatanov non è l’unico giovane che sta attirando l’attenzione del CT. De Giorgi cita infatti anche altri profili interessanti presenti nella formazione emiliana.
«Lo sto seguendo con attenzione, perché in questo campionato sta avendo un po’ di spazio ed è importante vedere la sua crescita. Piacenza ha diversi giovani italiani interessanti: ci sono anche Bovolenta, Porro e il libero Pace». Un segnale positivo per il futuro della pallavolo italiana, che può contare su un movimento ricco di giovani atleti pronti a mettersi in evidenza e a candidarsi per un posto nelle selezioni azzurre.
Il racconto della filosofia di Ferdinando De Giorgi farà tappa a Cagliari venerdì 6 novembre, dove il commissario tecnico della Nazionale italiana sarà protagonista di un incontro dedicato al suo libro Egoisti di squadra, nell’ambito della rassegna sportiva ospitata a Sa Manifattura.
Un appuntamento che offrirà al pubblico l’opportunità di conoscere più da vicino il pensiero di un allenatore che ha attraversato alcune delle pagine più importanti della pallavolo italiana e internazionale.
Dal successo della Generazione dei fenomeni ai trionfi più recenti della Nazionale, passando per le difficoltà, le sconfitte e la crescita dei nuovi talenti, De Giorgi propone una riflessione che va oltre il campo da gioco.
Il messaggio centrale del suo libro è chiaro: per costruire una squadra vincente non bisogna annullare le ambizioni individuali, ma imparare a metterle al servizio di un obiettivo comune.
Un principio che vale nello sport, ma anche nella vita professionale e nelle relazioni quotidiane. Perché, come ricorda lo stesso CT azzurro, il talento individuale può fare la differenza, ma è soltanto attraverso la collaborazione e il rispetto reciproco che si costruiscono i risultati più importanti.
L’appuntamento con Ferdinando De Giorgi è dunque per venerdì 6 novembre a Cagliari, per scoprire il significato di un titolo che racchiude una delle contraddizioni solo apparenti dello sport: essere ambiziosi individualmente per diventare più forti insieme.
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Intervista a cura di Andrea Sechi
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