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Interviste

Gaza, la denuncia di Save the Children: “Aiuti umanitari bloccati”

today10 Luglio 2025 36

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Emergenza sanitaria e blocco degli aiuti: cosa sta succedendo a Gaza

La crisi umanitaria nella Striscia di Gaza ha raggiunto un punto di rottura senza precedenti. Secondo Gianluca Ranzato, strategist di Save the Children, la situazione attuale è “epocale” e “senza precedenti” per chi da anni opera nei contesti di emergenza. A pagare il prezzo più alto, ancora una volta, sono i bambini.

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Gaza al collasso: fame, disidratazione e sfollamenti forzati

Con oltre l’82% del territorio coinvolto in operazioni militari o soggetto a sfollamenti, la popolazione di Gaza è confinata in uno spazio sempre più ristretto. Le Nazioni Unite classificano l’intera popolazione in stato di crisi alimentare, con oltre 500.000 persone già nella fase di catastrofe, una condizione in cui, come spiega Ranzato, “le persone cominciano a morire sistematicamente di fame”.

Il blocco del carburante ha inoltre reso impossibile l’accesso all’acqua potabile: i sistemi di desalinizzazione sono fermi e le autobotti non possono operare. Questa situazione mette in pericolo anche “centinaia di bambini in incubatrice”, rendendo l’intera emergenza una questione di sopravvivenza quotidiana. “Tutto questo è causato da un blocco totale dell’accesso umanitario”, denuncia Ranzato, sottolineando la necessità immediata di riaprire i corridoi per gli aiuti.

Lavorare sul campo: educazione, cibo e sostegno psicologico

Nonostante le condizioni drammatiche, Save the Children continua a operare all’interno di Gaza attraverso il proprio staff locale. Sono persone che, pur vivendo le stesse difficoltà della popolazione, portano avanti un lavoro essenziale. Le priorità dell’organizzazione sono fornire acqua e cibo, garantire assistenza medica di base, e intervenire sull’impatto psicologico devastante del conflitto. “Cerchiamo di riconquistare frammenti di infanzia”, afferma Ranzato, spiegando come vengano riattivate attività scolastiche e ricreative nei rifugi e nei centri per minori. Anche pochi minuti di gioco o apprendimento possono fare la differenza per un bambino.

Aiuti fermi ai confini: “I bambini non possono essere oggetto di trattativa”

Fuori dai confini di Gaza, 50 camion di Save the Children sono fermi da mesi, pronti a entrare ma bloccati da marzo. La stessa situazione riguarda altre organizzazioni umanitarie, tutte in attesa di poter accedere per distribuire aiuti salvavita.

Ranzato lancia un appello forte e chiaro: “I bambini non possono essere oggetto di transazione o di trattativa”. L’accesso agli aiuti deve essere garantito incondizionatamente. “Anche i figli dei nemici hanno diritto a ricevere aiuto”, ribadisce, ricordando che questo principio è alla base della nascita di Save the Children e del diritto umanitario internazionale.

Il ruolo dei media e della comunità internazionale: “Tenere accesa la luce su Gaza”

In un momento in cui i valori fondamentali del diritto internazionale sembrano messi in discussione, Ranzato sottolinea il ruolo cruciale dei media e della comunità internazionale. È fondamentale “riportare lì continuamente l’attenzione”, perché l’aiuto umanitario “non è una scelta di campo” e non può essere condizionato da logiche politiche.

L’assenza di giornalisti all’interno di Gaza aggrava la situazione, lasciando spazio all’oscurità e all’indifferenza. La narrazione pubblica deve tornare a mettere i bambini al centro del dibattito, come esseri umani da proteggere, non come simboli di schieramenti.

Voci dal campo: dolore, forza e resistenza umana

Molti operatori di Save the Children hanno perso familiari e colleghi sotto le bombe, ma continuano a lavorare mossi da un senso profondo di responsabilità. “Troviamo forza nel sorriso di un bambino, anche solo per cinque minuti”, dice Ranzato. È in quei momenti che “ritroviamo il senso di quello che facciamo”.

Al momento non è possibile l’intervento diretto di volontari internazionali a Gaza, ma Ranzato invita ognuno a fare la propria parte informando, condividendo e sensibilizzando. “Il contributo più importante oggi è tenere accesa la luce su Gaza, continuare a parlarne e chiedere l’accesso immediato degli aiuti”.

Intervista a cura di Simona De Francisci
La Strambata del 10-07-2025

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