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Giornata della Liberazione: la situazione della Sardegna e dell’Italia stage@radiolina.it
Giornata della Liberazione: il 25 aprile del 1945, gli Alleati e i Partigiani liberavano l’Italia dalle forze nazi-fasciste. Una data piena di significato, che ha segnato la fine del secondo conflitto Mondiale per la nostra nazione. Marco Pignotti, docente di Storia Contemporanea presso l’Università di Cagliari, a Caffè Corretto ha parlato dell’argomento.

Con la Liberazione dal fascismo cade anche la Monarchia. Un popolo, quello italiano, provato dal ventennio Mussoliniano e desideroso di un cambio radicale, sfociato successivamente nell’istituzione della prima Repubblica (1946). Una giornata – il 25 aprile del 1945 – che segna la sconfitta definitiva del Duce, con quel che resta del partito fascista in cerca di una via d’uscita (così come i tedeschi in fuga verso la Germania). Una mediazione che fallisce miseramente, con il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) che esigeva una resa incondizionata di Benito Mussolini e dei gerarchi al suo intorno. Da li in poi avviene la famosa fuga, terminata con i fatti di Dongo e Piazzale Loreto.
Un significato, come accennato pocanzi, di ampio rilievo. Fu Alcide De Gasperi, nel ’46, a istituire la Giornata della Liberazione come festa nazionale. Anche in Sardegna, questa data ha un grande valore storico. Un’isola falcidiata dai bombardamenti, soprattutto a Cagliari, presa di mira dagli aerei Alleati tra il febbraio e il marzo del 1943. Bombe che testimoniano il fallimento militare del fascismo, che aveva fortemente voluto questa guerra in vista di una eventuale trionfale conferenza di pace. Il capoluogo sardo vive la tragedia, come il resto dell’Italia, sotto tanti punti di vista: dalla mancanza di risorse materiali a quella alimentare. Da menzionare Cesare Pintus, sindaco della ricostruzione di Cagliari (tra l’altro alla guida del CLN sardo) e caporedattore dell’Unione Sarda. Una figura che, oltre a guidare il capoluogo alla rinascita, risulta protagonista nella lotta contro il fascismo.
Ricorre quest’anno il tragico centenario della scomparsa di Giacomo Matteotti, assassinato dalle “camice nere” il 10 giugno del 1924 a Roma. Una voce istituzionalmente importante, primo oppositore di Benito Mussolini. L’allora Segretario del Partito Socialista Unitario diventa uno dei simboli dell’anti-fascismo, con la provincia di Rovigo indicata come “provincia più rossa d’Italia” e dunque, secondo il Duce, da abbattere in modo assoluto. Un qualcosa che avviene successivamente, con il potere fascista capace di annichilire l’opposizione. Altra figura opposta a Mussolini è Sandro Pertini, protagonista della lotta partigiana e futuro Presidente della Repubblica. Da menzionare anche Guido Spadolini (padre di Giovanni Spadolini) storico anti-fascista di Firenze, morto nell’estate del ’44, falciato da una mitragliata lanciata da un aereo.
Intervista a cura di Massimiliano Rais
Caffè Corretto del 25-04-2024