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Giovani e lavoro: aspettative non realistiche Maria Francesca Chiappe, Marco Revelli
In Sardegna, e in Italia in generale, ci sono tanti giovani che non studiano e non lavorano e che delle volte non cercano neanche un impiego. Sull’argomento, interviene il sociologo Marco Revelli.
Secondo il sociologo non dobbiamo pretendere di essere giudici di una generazione che non ci appartiene e suggerisce di guardare i giovani con intelligenza, senza presunzione. In genere chi parla è chi ha un lavoro gratificante. Si sentono spesso dei commenti severi nei confronti di questi ragazzi che sono in realtà in una condizione particolare, come se fossero in ostaggio.
Il primo aspetto da considerare riguarda il mercato del lavoro, lo stato reale del mercato del lavoro in Italia, che si configura come un mercato degradato in buona parte. Quando si offre lavoro lo si offre in settori deboli e marginali dove il settore del lavoro non si presenta come una possibile carriera stabile.
Si tratta di settori di lavoro generalmente malpagati. Pensiamo ai lavori stagionali e a tutta la fascia della ristorazione. I giovani non sono più disposti ad accettare questo tipo di lavoro perché hanno la percezione che lo sviluppo tecnico della nostra società potrebbe offrire molto di più e non lo offre. E’ stato costruito un immaginario nel quale le possibilità, le occasioni, le possibili ambizioni sono infinite. La narrazione prevalente è quella di una società in cui è possibile vivere soddisfacendo tutti i bisogni poi in realtà la pratica è completamente l’opposto. Le aspettative altissime contrastano con la realtà.
Intervista a cura di Maria Francesca Chiappe