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La Giornata delle Nazioni Unite: il peso della guerra sull’ambiente Manuel Cozzolino
Oggi, 6 novembre, si celebra la Giornata Internazionale delle Nazioni Unite per la Prevenzione dello Sfruttamento dell’Ambiente in Situazioni di Guerra e Conflitto Armato. Ha partecipato alla puntata anche Paolo Arigotti, scrittore, il quale ha ricordato come “le guerre provocano morti e devastazioni di ogni genere, ma il problema è che il complesso militare arreca gravi danni anche in tempo di pace“. Cesare Pavese affermava che la guerra non porta nessun cambiamento, “tranne i morti”. Ma, come osserva Arigotti, un altro grande compromesso dei conflitti è proprio l’ambiente. L’inquinamento prodotto dal settore militare, infatti, non si limita ai periodi di guerra: anche in tempo di pace, l’industria degli armamenti contribuisce alle emissioni di gas serra. Tuttavia, gli accordi internazionali sul clima raramente prendono in considerazione questo contributo significativo, stimato tra l’1% e il 5% delle emissioni globali.

Oltre alle emissioni di gas serra, il settore militare provoca danni diretti agli ecosistemi e alla biodiversità. Durante la prima guerra del Golfo del 1991, ad esempio, i bombardamenti provocarono incendi nei pozzi petroliferi, rilasciando sostanze chimiche dannose e lasciando in eredità rifiuti pericolosi. La Banca Mondiale stima che in Iraq circa il 47% delle foreste naturali sia stato distrutto dalle mine antiuomo e da altri danni causati dal conflitto.

La questione delle guerre climatiche è un aspetto preoccupante: il segretario generale ONU, Antonio Guterres, ha sottolineato durante la COP27 a Sharm El Sheikh, che la guerra in Ucraina ha aumentato la dipendenza dai combustibili fossili, mettendo a rischio gli obiettivi dell’Agenda sul Clima. L’Europa, nel tentativo di svincolarsi dall’energia russa, ha incrementato l’uso di gas statunitense, aumentando le emissioni e i costi energetici.
Anche le missioni di pace contribuiscono alle emissioni militari. Dal trasporto di risorse alla costruzione di campi militari, questi interventi generano inquinamento significativo. L’UNHCR ha cercato di contenere queste emissioni, ma la riduzione è ancora limitata. Arigotti sottolinea che, mentre le guerre provocano “sangue, fatica, lacrime e sudore”, come disse Churchill, il danno all’ambiente aggiunge un’altra dimensione al problema, spesso dimenticata.
Intervista a cura di Stefano Birocchi
La Strambata del 06-11-2024