play_arrow
Il caso di Beniamino Zuncheddu: il ritorno a casa Fabio Leoni
Il caso di Beniamino Zuncheddu che torna nel suo paese dopo 32 anni di carcere. Andrea Manunza, giornalista de L’Unione Sarda, inviato a Burcei , racconta ai microfoni di Radiolina: “Sono trascorsi quasi 33 anni, prima dell’emergere del serio dubbio che già esisteva in passato, il dubbio le cose non fossero andate come invece attestano tre sentenze identiche di condanna all’ergastolo. Zuncheddu, allora ventisettenne, viene accusato di essere l’autore di tre omicidi, che vengono commessi a circa 700 metri di altitudine, nelle montagne tra Sinnai e Burcei. Un delitto nato, secondo le autorità investigative, per litigi dovuti a sconfinamenti di bestiame nel territorio agropastorale”.

L’annuncio della scarcerazione, i parenti e amici che lo raggiungono davanti al carcere di Uta e lo portano via, l’arrivo festeggiato dal clamore dei clacson e dai tanti fuochi d’artificio fatti partire lungo la Provinciale al suo passaggio sull’auto. L’abbraccio dei concittadini, gli striscioni. Una fascia tricolore gli è stata messa sulle spalle da Simone Monni perché «era considerato tra gli ultimi ed era giusto che per un giorno fosse il primo», ha spiegato il sindaco.

L‘ex pastore, tornato in libertà dopo 32 anni e mezzo di ininterrotta detenzione, ha chiesto timido e imbarazzato «cosa devo dire?» prima di ringraziare tutti i presenti. Centinaia di persone che hanno voluto stringersi attorno a una persona che hanno sempre ritenuto innocente. Beniamino è reputato da tanti, forse tutti, incapace di compiere la strage che gli è costata la condanna all’ergastolo. Sceso dall’auto ha stretto mani, concesso abbracci e sorrisi, versato qualche lacrima e chiesto al primo cittadino «la residenza a Burcei», perché le radici non si dimenticano né si tagliano.
Fonte – L’Unione Sarda
Intervista a cura di Fabio Manca