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Il Mostro di Firenze su Netflix: la pista sarda e il caso Salvatore Vinci Nicola Scano
Il Mostro di Firenze è la serie televisiva Netflix al top degli ascolti, con regia di Stefano Sollima. La serie ricostruisce parzialmente la vicenda del Mostro di Firenze, gli otto duplici omicidi tra il 1968 e il 1985. La trama si concentra sulla pista sarda, ossia l’origine delle indagini, citando brevemente i cosiddetti “compagni di merende” e Pietro Pacciani, che diventeranno centrali nell’inchiesta. I protagonisti della pista sarda sono Stefano Mele, Giovanni Mele, Francesco Vinci e Salvatore Vinci. Salvatore Vinci, accusato dell’omicidio della moglie Barbarina Steri nel 1960 a Villacidro, venne difeso dall’avvocato Aldo Marongiu. La praticante Rita Dedola collaborava allora nello studio legale. La serie Netflix restituisce un ritratto umano di Vinci: tarchiato, con occhi azzurri penetranti e atteggiamento riservato e chiuso, ma capace di dialogo e ironia.

Salvatore Vinci è stato legato a certi ambienti sociali e a particolari voci sul suo stile di vita. Nonostante le accuse, è stato difeso gratuitamente dall’avvocato Marongiu e scontò solo due anni di carcere. Le indagini successive portarono alla condanna di Pacciani all’ergastolo, mentre altri “compagni di merende” furono condannati solo per alcuni delitti. Oggi, Vinci avrebbe circa 90 anni e si dice che viva in Spagna. La definizione di “mostro” ha comunque pesato sulla sua vita e su quella della sua famiglia, nonostante sia stato assolto da ogni accusa principale. L’attore sardo Valentino Mannias, protagonista della serie, interpreta Salvatore Vinci. Mannias sottolinea come la serie inviti a cercare il mostro dentro noi stessi, piuttosto che in figure esterne, e pone attenzione alle vittime, come le due Barbarine, rappresentate dalla storia senza agire realmente come manovratrici.
Radar ha approfondito anche la ricostruzione di Gaza, affidata all’Università IUAV di Venezia, sotto la supervisione dell’architetto Jacopo Galli e in collaborazione con le Nazioni Unite.
Il progetto prevede:
Pianificazione a lungo termine (15 anni per la rimozione delle macerie e la ricostruzione).
Costruzione di “cellule” urbane per circa 50.000 abitanti ciascuna.
Modello urbano denso simile ai centri storici italiani, con convivenza di abitazioni, scuole e servizi.
Approccio dal basso verso l’alto, coinvolgendo le comunità locali per evitare ripetuti errori di ricostruzione.
Il progetto tiene conto della popolazione pre-esistente, delle infrastrutture e della qualità della vita, mirando non solo alla ricostruzione fisica ma anche a un ritorno alla civiltà e alla stabilità sociale ed economica.
JUAV ha elaborato progetti di ricostruzione per oltre 100 città martoriate da guerre e crisi, operando in Palestina, Siria e Iraq. L’obiettivo è garantire:
Sviluppo economico e lavoro post-conflitto.
Riduzione dei campi profughi e gestione efficiente delle risorse.
Coordinamento tra donatori e organizzazioni internazionali per accelerare i tempi.
La “pledging conference” di metà novembre determinerà le risorse disponibili e le modalità di impiego per garantire l’efficacia della ricostruzione.
Conduce Nicola Scano
Puntata del 08/11/2025
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