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Interviste

In Italia la prima startup di carne coltivata

today22 Novembre 2023 160

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E’ made in Trento la prima startup di carne coltivata in Italia

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    In Italia la prima startup di carne coltivata Enzo Asuni

 

La carne coltivata è costantemente nei menù, per lo meno dei media. E’ di qualche giorno fa la notizie che ci racconta il “Sì” della camera per quanto concerne il divieto italiano alla produzione della carne coltivata: se ne parla in tutto il mondo e nel mondo sono una pluralità le startup di carne coltivata che stanno nascendo in attesa della fioritura di questa nuova epoca. Abbiamo un esempio anche in Italia.

Start up di carne coltivata in Italia

Come suggerisce Wired “pochi vorrebbero essere nei panni di una startup di carne coltivata in Italia. E pochi vorrebbero esserlo nel 2023 quando le bistecchine da laboratorio sono finite in quel vortice mediatico e all’interno dei disegni di leggi. Il primo ddl con divieto di produzione e commercializzazione risaliva a marzo. A luglio lo ha votato il senato e in questi giorni la camera.

Bruno Cell

In Italia la startup in questione si chiama “Bruno Cell” e deve il suo nome a Giordano Bruno che nel 1600 fu mandato al rogo a causa delle sue idee eretiche. Il Ceo dell’azienda si è ispirato al suo essere divisivo e controcorrente: “La sua determinazione nello sfidare i paradigmi dominanti è per noi d’ispirazione”. Bruno Cell è l’unica realtà italiana che si occupa della carne prodotta in laboratorio. La carne coltivata è composta da cellule animali che, per mezzo delle cellule staminali, vengono fatte moltiplicare all’interno di appositi contenitori.

Perché la carne coltivata?

L’idea nasce dall’esigenza di ridurre le emissioni degli allevamenti intensivi, la salvaguardia degli animali e anche lo spreco dell’acqua. Sarebbe una soluzione più sostenibile al nostro mondo secondo i più.

Cosa farà dopo il divieto del governo?

Il recente divieto va contro la produzione di questo tipo di alimento ma Stefano Lattanzi, fondatore della startup, in un’intervista a Wired, aveva asserito: “Ma noi facciamo ricerca”. Il divieto riguarderebbe la produzione, importazione e commercializzazione della carne coltivata anche se gli ultimi due aspetti potrebbero andare contro il diritto comunitario. Nessuno vieta la ricerca e forse l’Italia dovrebbe investire di più sulla ricerca evitando di arrivare ancora una volta dopo tutti gli altri. Infatti in termini di ricerca se le realtà italiane e i loro sforzi facessero nascere super brevetti potrebbero venderli ad aziende di altri Paesi aumentando così il profitto.

L’obiettivo

L’obbiettivo di Bruno Cell, oggi, è impegnarsi nel selezionare e finanziare ricerche promettenti, costruire un portafoglio brevettuale valorizzando l’intellectual propriety magari vendendo i brevetti all’estero: pensiamo che a Singapore la carne coltivata si può già mangiare in alcuni ristoranti. Inoltre l’orizzonte si amplia se guardiamo allo spazio. Bruno Cell mira alla space economy con la partecipazione a un bando dell’ESA (European Space Agency) in collaborazione con una società americana. La nostra carne coltivata made in Italy potrebbe finire nello spazio ma non nelle nostre case, negli scaffali dei supermercati e nemmeno nei ristoranti.

A cura di Enzo Asuni, social media manager del Gruppo L’Unione Sarda nel corso della rubrica “Social Trends”.


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