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Influenza australiana: cosa sapere e come prepararsi Giuseppe Valdes
L’influenza australiana, nota come ceppo H3N2 del virus di tipo A, è arrivata in Italia. È descritta dagli scienziati come particolarmente intensa e fastidiosa. Il professor Fabrizio Pregliasco, virologo e Direttore Sanitario dell’Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio di Milano, offre preziosi consigli su come affrontarla. Il virus H3N2 non è nuovo, ma quest’anno si presenta con una virulenza maggiore, come già osservato in Australia, dove ha causato un’epidemia peggiore rispetto allo scorso anno. Sebbene l’inverno australiano sia terminato, la stagione influenzale in Italia è solo all’inizio.

Il vaccino antinfluenzale è un’arma fondamentale per proteggersi, soprattutto per le persone più fragili e gli over 65. Associarlo al richiamo del vaccino anti-Covid può garantire una copertura completa. Tuttavia, in Italia, la vaccinazione incontra ancora resistenze: lo scorso anno, solo il 35% degli over 65 in Sardegna si è vaccinato, il dato più basso a livello nazionale. Tra i sintomi principali si annoverano febbre alta, dolori muscolari, tosse e mal di testa. Il professor Pregliasco raccomanda di intervenire tempestivamente con antinfiammatori e di consultare un medico in caso di complicazioni.
Il governo italiano sta valutando la riapertura delle miniere per ridurre la dipendenza dalle terre rare cinesi, materie prime critiche per molte tecnologie. Le terre rare sono essenziali per la produzione di dispositivi tecnologici come smartphone, pannelli fotovoltaici e batterie per auto elettriche. L’Europa dipende completamente dalla Cina per il loro approvvigionamento, come dichiarato dal Ministro della Difesa Guido Crosetto. In Italia ci sono 76 miniere attive, ma solo due estraggono materie prime critiche: il feldspato, utilizzato nell’industria ceramica, e la fluorite, estratta a Bracciano (Lazio) e Silius (Sardegna). Tuttavia, riaprire le miniere richiederebbe tempi lunghi e costi elevati.
Un’alternativa è il recupero delle terre rare dagli scarti industriali accumulati nel tempo. In passato non era possibile riconoscerle per mancanza di strumenti tecnologici adeguati, ma oggi rappresentano una risorsa preziosa. Secondo Giovanni De Giudici, professore di mineralogia all’Università di Cagliari, il fabbisogno di materie prime critiche aumenterà del 340% entro il 2040. Tuttavia, l’Italia è ancora in ritardo nel riciclo dei rifiuti elettronici, tanto da essere oggetto di una procedura di infrazione dell’Unione Europea.
Conduce Nicola Scano
Puntata del 16/11/2024