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Infortuni sul lavoro: “Ogni giorno tre morti, la sicurezza va ripensata” Fabio Leoni
Gli infortuni sul lavoro continuano a rappresentare una piaga sociale che non accenna a diminuire. Gianni Olla, segretario generale della Feneal Uil, intervenuto ai nostri microfoni, ha ribadito la gravità del fenomeno. “Sono mille morti sul lavoro ogni anno, significa tre persone che muoiono ogni giorno solo per essere andate a lavorare,” afferma Olla con amarezza. Le cronache raccontano tragedie che si ripetono con inquietante regolarità, mentre la società sembra ormai assuefatta. “La giornata di ieri dimostra quanto sia sbagliato parlare di diminuzione degli infortuni: cinque morti in un solo giorno,” ha aggiunto, sottolineando come il problema venga spesso sottovalutato.

Secondo Olla, uno degli aspetti più inquietanti è la rimozione collettiva di queste tragedie. “Sembra passare tutto nel dimenticatoio,” denuncia il segretario. I media danno spazio solo agli episodi più gravi, relegando i cosiddetti morti silenziosi a brevi trafiletti. In un’epoca di avanzamento tecnologico, è inaccettabile che non si riesca a garantire condizioni di lavoro sicure. “Nel 2025 è impensabile non riuscire a intervenire sulle criticità del mondo del lavoro,” osserva Olla. E aggiunge con forza: “La sicurezza non deve rappresentare un costo, ma un investimento.”
Parlando di soluzioni, Olla individua responsabilità precise. “Quando abbiamo lanciato l’obiettivo di zero morti sul lavoro, sapevamo dove intervenire,” spiega. Il legislatore, secondo Olla, deve colmare i vuoti normativi e garantire maggiore vigilanza. “Chi non rispetta le regole non ha diritto di cittadinanza nel mondo del lavoro,” dichiara con fermezza. L’esempio del patto di Buggerru, con fondi ancora inutilizzati, dimostra la lentezza istituzionale. Inoltre, Olla chiede di limitare i subappalti a cascata e la logica del massimo ribasso, tra le principali cause di incidenti nei cantieri.
Oltre ai dati, ci sono le persone e le famiglie distrutte dagli incidenti. “La carne da macello è sempre quella bassa,” afferma Olla con dolore. Sono i lavoratori delle fasce medio-basse a pagare il prezzo più alto, lasciando spesso famiglie senza reddito. “Dietro un infortunio sul lavoro ci sono drammi familiari enormi, che cancellano sogni e prospettive,” conclude Olla. Il suo appello è chiaro: la sicurezza deve diventare una priorità culturale e politica, perché ogni vita spezzata rappresenta una sconfitta collettiva.
Intervista a cura di Matteo Vercelli
Caffè Corretto del 04-11-2025
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