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Jacopo Cullin racconta il nuovo progetto cinematografico contro il bullismo

today30 Gennaio 2026 139

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Jacopo Cullin e il cinema come strumento educativo contro il bullismo

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    Jacopo Cullin racconta il nuovo progetto cinematografico contro il bullismo stage@radiolina.it

L’attore Jacopo Cullin ha scelto un approccio originale al bullismo, evitando lezioni frontali e coinvolgendo attivamente gli adolescenti in un progetto cinematografico condiviso. “Quando mi hanno chiesto di parlare di bullismo ai ragazzi ho pensato: cosa gliene frega loro di sentire me”, ha spiegato Cullin.

Jacopo Cullin, alla fotografia Lolita Lobosco (Dal profilo FB)

Il bullismo raccontato da Jacopo Cullin segna la fine delle prediche tradizionali

Il comico e regista ha messo in discussione l’efficacia delle parole, preferendo un’esperienza concreta che potesse incidere davvero sui comportamenti quotidiani dei ragazzi. “Dire semplicemente che il bullismo non si fa rischia di non servire a nulla, anzi forse tortura più chi parla che chi ascolta”, ha dichiarato Cullin.

Dal cinema applicato all’idea del cortometraggio

La proposta iniziale è stata quella di realizzare un cortometraggio, trasformando l’educazione in un processo creativo capace di responsabilizzare ogni partecipante. “Ho proposto di fare un cortometraggio, giusto per complicarsi la vita, ma anche per coinvolgerli davvero”, ha raccontato Jacopo Cullin.

Ragazzi protagonisti dalla scrittura al set

Gli adolescenti sono stati chiamati a scegliere ruoli tecnici e artistici, creando un clima di partecipazione totale e abbattendo le tradizionali gerarchie scolastiche. “Quando ho chiesto chi voleva recitare hanno alzato la mano tutti, ed è stato lì che ho capito la forza del progetto”, ha spiegato.

Un corso di recitazione per creare fiducia

Per preparare i ragazzi, Cullin ha organizzato un corso di recitazione durato circa un mese e mezzo, costruendo gradualmente fiducia e ascolto reciproco. “Ci siamo visti per un mese e mezzo e il risultato è stato straordinario, molto oltre ogni aspettativa”, ha affermato Cullin.

Laboratorio di Cinema Sociale (Dal profilo FB del Comune di Sarroch)

Il metodo: contatto umano e niente smartphone

Il lavoro si è basato su esercizi semplici ma profondi, con il telefono bandito per favorire relazioni autentiche e una presenza emotiva reale. “Bastava guardarci negli occhi o tenerci per mano, cose che normalmente non fanno, e il telefonino restava via per ore”, ha raccontato il regista.

Jacopo Cullin: raccontare il bullo per capire il bullismo

Il cortometraggio ha scelto un punto di vista inusuale, analizzando la figura del bullo per comprenderne origini, fragilità e contesto personale. “Abbiamo raccontato la storia dalla parte del bullo per capire perché diventa bullo e quale storia c’è dietro”, ha spiegato Cullin.

Il cambiamento sociale come vero risultato

La trasformazione più significativa è avvenuta fuori dal set, con ragazzi inizialmente contrapposti che oggi condividono amicizia e tempo insieme. “Vederli fare gruppo ed essere amici adesso è forse la conquista più grande che si possa fare”, ha dichiarato Jacopo Cullin.

Una qualità sorprendente e autentica

Secondo Cullin, il livello artistico raggiunto è frutto di una verità emotiva rara, nata dal contatto umano e dall’esperienza condivisa. “Non sembrano ragazzi che non hanno mai recitato, questa verità è qualcosa che nel cinema si vede raramente”, ha affermato l’attore.

La presentazione nella giornata nazionale contro il bullismo

La scelta della data ha rafforzato il valore simbolico del progetto, presentato alla stampa come esempio concreto di educazione alternativa. “Presentarlo il 7 febbraio, Giornata Nazionale Contro il Bullismo, ci è sembrato perfetto”, ha spiegato Cullin.

Intervista a cura di Mariangela Lampis

Caffè Corretto del 30-01-2026

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