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Gli Editoriali de L'Unione Sarda

La Waterloo della Sanità – di Franco Meloni

micRadiolinatoday16 Luglio 2026 12

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L’Intervento del 16-07-2026 – La Waterloo della Sanità

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    La Waterloo della Sanità – di Franco Meloni Fabio Leoni

Prendiamo L’Unione Sarda. Una settimana qualsiasi. Martedì 7 luglio, prima pagina: la rabbia dei sindaci (del Sarcidano). Mercoledì 8, pagina 28: lascia la direttrice del Pronto soccorso di San Gavino. Restano due medici, a fronte degli undici previsti in organico. Pagina 34: SOS dei sindacati alla Regione per la fuga dei professionisti. Giovedì 9, pagina 4: un solo medico per il Centro trasfusionale di Nuoro; i sindaci incontrano la presidente Todde per l’ospedale di Isili; Pronto soccorso allo stremo a Oristano.

Sanità nel caos (Immagine Rappresentativa)

A pagina 35, l’odissea di una bambina di Borore, sballottata fra tre ospedali. Venerdì 10, pagina 14: torna la dermatite bovina nell’Oristanese. Pagina 33: pochi medici, attacchi dell’opposizione e degli attivisti contro la Regione. In Barbagia si chiedono addirittura gli ispettori ministeriali. Sabato 11 arriva finalmente una buona notizia. Pagina 16: più 21 % di nascite grazie al bonus bebè. Ma, non dimentichiamo, quel provvedimento non è stato inventato dalla Giunta Todde: fu voluto dall’amministrazione Solinas. Poi si ricomincia.

Pagina 30: Ascot nel caos tra file e ricette a Oristano. Pagina 34: fine settimana senza guardia medica a Macomer. Domenica 12, pagina 32: il presidente del distretto sanitario Sarcidano-Barbagia di Seulo-Trexenta chiede che l’Oncologia di Isili venga abilitata alla distribuzione dei farmaci sperimentali. Pagina 42: linee in tilt, ricette bloccate, duecento persone rimaste senza medicinali ad Aritzo. Lunedì 13: Case di comunità a Sestu, il sindaco costretto a scendere in campo per chiedere la riapertura di tutti i servizi.

Martedì 14 luglio, ancora prima pagina: ospedali, solo posti in corsia. Di fronte ai rimproveri del direttore generale della Sanità, i sindacati rispediscono le accuse al mittente e invitano la Regione a fare finalmente la sua parte. Questo è il bollettino di una sola settimana ma non è finita perché a pagina 2 arriva la Corte dei Conti e il titolo è ancora più impietoso: sanità, spese alle stelle ma a vuoto. I sardi rinunciano alle cure. E parte una requisitoria di una severità che, sinceramente, non ricordo di aver mai sentito in questi termini.

Una lunga sequela di contestazioni che vanno dal tasso di rinuncia alle prestazioni (in Sardegna il più alto d’Italia) alle liste d’attesa, dalla carenza di personale al blocco del turnover, dalla fuga dei professionisti verso il privato alle inefficienze organizzative. Ospedali e Case di comunità esistono spesso soltanto sulla carta, aperti teoricamente ma privi di buona parte dei servizi che dovrebbero offrire.

Occorre, dice la magistratura contabile, coniugare una corretta programmazione della spesa – dal che si deduce che evidentemente, finora, tanto corretta non è stata – con la capacità di trovare medici, infermieri e personale sanitario. Ma l’affondo più grave riguarda la governance. Il procuratore regionale della Corte, Motzo, parla degli effetti negativi provocati dai frequenti stravolgimenti organizzativi, dagli avvicendamenti dei vertici aziendali e dall’instabilità gestionale. Fino ad arrivare a un giudizio pesantissimo: questo impedisce la programmazione di medio-lungo periodo, azzera i piani strategici e demotiva il personale sanitario.

Parole gravissime, che, in un Paese normale, come diceva D’Alema, dovrebbero determinare a dir poco il commissariamento della sanità regionale. E invece niente. Alessandra Todde resiste impavida a questa gragnuola quotidiana di accuse, proteste, appelli, fughe, dimissioni, Pronto soccorso al collasso, ospedali in affanno, sindaci infuriati e pazienti sballottati da una struttura all’altra. Non nomina neppure un assessore alla Sanità. Lascia il settore nelle mani di un direttore generale che sarà (forse) pure bravissimo ma rimane pur sempre un funzionario senza responsabilità politica. Ammiro sinceramente la presidente Todde per questa sua resilienza napoleonica.

Avanza imperterrita sotto il fuoco nemico. Non arretra di un passo. Non sembra turbata dalle proteste dei sindaci, dei sindacati, dei medici, delle famiglie esasperate, dei malati che rinunciano alle cure e neppure dalla Corte dei conti. Andrà avanti fino a Waterloo. E temo che, quando si ritroverà a Sant’Elena, si guarderà intorno stupita e domanderà: «Perché sono qui? Tutto sommato, le cose andavano bene».

Franco Meloni

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