Nuova escalation in Libano segna un ulteriore deterioramento della situazione di sicurezza lungo il confine meridionale. La missione di peacekeeping delle Nazioni Unite, la UNIFIL, continua a operare tra crescenti tensioni tra Israele ed Hezbollah. Un casco blu serbo è morto dopo essere rimasto gravemente ferito in un’esplosione di colpi di mortaio nei pressi di Marjayoun, nel sud-est del Paese. L’episodio avviene in un contesto in cui il cessate il fuoco appare sempre più fragile, mentre le operazioni militari proseguono nell’area. Enrico Fresu, coordinatore del sito UnioneSarda.it, è intervenuto in studio per commentare la notizia.

Le autorità della missione UNIFIL hanno avviato un’indagine per chiarire le circostanze dell’attacco che ha colpito una postazione nel settore orientale del Libano, vicino a Marjayoun. Il militare serbo, gravemente ferito, è stato evacuato in elicottero verso Beirut, dove è poi deceduto, mentre altri due peacekeeper risultano ricoverati. La base colpita si trova a circa 70 chilometri dalla base di Shama, sede del contingente italiano guidato dalla Brigata Sassari, impegnato nella stessa missione internazionale di stabilizzazione. Il contesto resta altamente instabile, con un aumento delle traiettorie di colpi registrate nell’area.
Il portavoce arabo delle Israel Defense Forces, Avichay Adraee, ha diffuso un avviso di evacuazione per le aree del Libano meridionale, mentre proseguono i combattimenti contro infrastrutture attribuite a Hezbollah. L’ordine invita la popolazione a non spostarsi a sud del fiume Zahrani, segnando un nuovo irrigidimento del conflitto nonostante gli annunci di cessate il fuoco sostenuti dagli Stati Uniti. La situazione evidenzia la crescente instabilità tra Israele e Hezbollah, con la missione UNIFIL sempre più esposta con possibili ulteriori sviluppi nelle prossime ore sul terreno.
Intervista a cura di Simona De Francisci
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