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Mari della Sardegna sempre più caldi: l’impatto su pesca, coste e specie aliene Cristian Asara
Il mar Mediterraneo sta affrontando un riscaldamento continuo che coinvolge la superficie e le profondità marine. Lungo le coste della Sardegna, le rilevazioni effettuate nelle aree protette dell’Asinara, di Tavolara e di Capo Carbonara indicano scostamenti termici fino a 3,5 gradi oltre le medie stagionali. Questo calore raggiunge anche i 40 metri di profondità, creando condizioni ostili per organismi tipici come il corallo mediterraneo e le gorgonie gialle.

I picchi termici registrati a Villasimius, dove la temperatura dell’acqua ha superato la soglia dei 30 gradi, mostrano conseguenze dirette sull’economia ittica locale. Nella laguna di Santa Gilla la perdita di cozze e ostriche evidenzia la fragilità dei molluschi bivalvi di fronte a valori termici prolungati, con ripercussioni pesanti sulle attività produttive e sui pescatori del territorio.
Il cambiamento degli equilibri acquatici spinge verso nord specie storicamente presenti solo nella fascia meridionale del bacino. Il vermocane, noto per le setole urticanti capaci di rovinare le reti da pesca, risale dal Nord Africa. Parallelamente, il pesce pappagallo e il pesce serra competono direttamente con la fauna autoctona, come la spigola, modificando le catene alimentari locali.
Attraverso Suez e Gibilterra si registra l’ingresso di organismi tipici delle zone tropicali. Dalla laguna di Tortolì, dove è stato rilevato il granchio blu nuotatore, fino al pesce coniglio e al pesce palla maculato (altamente tossico per l’uomo), la presenza di fauna alloctona richiede una costante attenzione da parte degli studiosi e degli operatori del mare per tutelare l’ecosistema e la sicurezza dei bagnanti.
Radio Smeralda del 27 -08-2026
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