play_arrow
Midterm USA 2026, Donald Trump perde il controllo del Congresso Giuseppe Valdes, Luigi Frigoli
Una pesante battuta d’arresto per Donald Trump alle elezioni di midterm e una vittoria oltre le aspettative per i Democratici. Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti ridisegnano gli equilibri politici di Washington: l’opposizione conquista il controllo di entrambe le Camere del Congresso e si impone anche in alcuni Stati storicamente repubblicani, tra cui Texas e Kansas. Un risultato che riduce sensibilmente il margine d’azione del presidente americano e apre una nuova fase nei rapporti tra la Casa Bianca e il Parlamento.
Il cosiddetto “tsunami blu” porta i Democratici a conquistare numerosi seggi al Senato e alla Camera dei Rappresentanti, oltre a importanti vittorie nelle elezioni per i governatori. Per Trump si prospettano due anni politicamente difficili: con il Congresso nelle mani dell’opposizione, l’approvazione delle sue iniziative legislative diventa più complicata e aumenta il rischio di scontri istituzionali.

Il risultato più significativo arriva dal Senato, dove i Democratici conquistano almeno sei seggi, il dato più alto dal 2008. In Texas la vittoria porta il nome di James Talarico, 37 anni, ex seminarista, che supera il procuratore generale repubblicano Ken Paxton. Si tratta di un risultato storico: i Democratici non riuscivano a vincere un’elezione statale in Texas dal 1994. Nel 2024 Trump aveva conquistato lo Stato con un vantaggio di 14 punti.
Un’altra affermazione importante arriva dalla South Carolina, dove la pediatra Annie Andrews sconfigge Darline Graham, sorella del senatore Lindsey Graham. Andrews diventa così la prima donna eletta al Senato federale in rappresentanza dello Stato. Successi democratici anche in North Carolina, con l’ex governatore Roy Cooper, in Ohio, dove Sherrod Brown torna al Senato, e in Kansas, dove il reverendo Adam Hamilton conquista un seggio che mancava ai Democratici dal 1932. In Maine, Troy Jackson supera la veterana repubblicana Susan Collins.
I Democratici riescono inoltre a mantenere alcune posizioni considerate a rischio. Jon Ossoff viene rieletto in Georgia, mentre in New Hampshire Chris Pappas supera il repubblicano John Sununu. La Florida resta invece ai Repubblicani, con Ashley Moody che batte la democratica Angie Nixon.
Anche alla Camera dei Rappresentanti il risultato premia l’opposizione. Ai Democratici bastavano tre seggi per conquistare la maggioranza, ma il partito riesce a strapparne almeno undici ai Repubblicani. Tra gli sconfitti figurano Tom Kean in New Jersey e tre parlamentari della Pennsylvania: Ryan Mackenzie, Scott Perry e Rob Bresnahan. Il leader democratico Hakeem Jeffries si prepara così a diventare il primo speaker afroamericano della Camera.
La vittoria dei Democratici emerge anche dalle elezioni per i governatori, con risultati rilevanti in diversi Stati. In Georgia, Keisha Lance Bottoms, ex sindaca di Atlanta, diventa la prima donna afroamericana a guidare lo Stato. In Ohio la dottoressa Amy Acton sconfigge il miliardario Vivek Ramaswamy, riportando i Democratici alla guida dopo vent’anni.
Il risultato più clamoroso arriva ancora una volta dal Texas, dove Gina Hinojosa batte il governatore uscente Greg Abbott e diventa la prima donna latina a ricoprire l’incarico. In California, invece, Xavier Becerra prenderà il posto di Gavin Newsom alla guida dello Stato.
La mappa politica americana cambia quindi in maniera significativa, con i Democratici capaci di conquistare territori nei quali Trump aveva ottenuto risultati importanti alle precedenti elezioni. Una battuta d’arresto che non riguarda soltanto il Congresso, ma coinvolge anche il controllo delle amministrazioni statali e rafforza l’opposizione in vista della seconda parte del mandato presidenziale.
La reazione di Donald Trump alla sconfitta alle midterm alterna irritazione e tentativi di apertura. Mentre seguiva lo spoglio dalla East Room della Casa Bianca, insieme ai suoi fedelissimi, il presidente ha affidato ai social la prima risposta alla sconfitta: «Se il mio nome fosse stato sulla scheda avrei vinto a valanga». Una dichiarazione con cui ha cercato di ridimensionare il significato politico del risultato.
Successivamente Trump ha adottato toni più concilianti. In un’intervista alla Cbs si è congratulato con i Democratici e si è detto pronto ad accettare i risultati, dichiarando di voler collaborare con la nuova maggioranza per il bene del Paese. Anche a Politico ha escluso l’intenzione di trascorrere i prossimi due anni opponendo il veto a ogni iniziativa dell’opposizione.
Non sono mancati, però, nuovi segnali di scontro. Su Truth Social il presidente ha pubblicato l’immagine di un cappellino rosso in stile Maga con la scritta “Mr. Veto”, richiamando una minaccia lanciata prima del voto. Trump ha inoltre attribuito a Fox News parte della responsabilità della sconfitta, accusando l’emittente di aver dato troppo spazio agli avversari politici.
Tra i temi che hanno pesato sul voto contro Trump alle midterm c’è anche la guerra con l’Iran. Trump ha ammesso che il conflitto ha avuto un ruolo nel risultato elettorale, pur sostenendo di aver agito correttamente e di essere pronto a ripetere la stessa scelta.
A incidere sul giudizio degli elettori sarebbe stata soprattutto la situazione economica. Secondo i dati dell’Ap Voter Poll, circa sei americani su dieci attribuiscono alle politiche dell’amministrazione la responsabilità dell’aumento dei prezzi, mentre sette su dieci ritengono necessario rafforzare il controllo del Congresso sull’operato del presidente. La partecipazione al voto è stata significativa: 59,7 milioni di cittadini avevano già espresso la propria preferenza prima della giornata elettorale.
Anche Barack Obama ha celebrato il risultato democratico, interpretandolo come un messaggio degli americani a favore di una politica capace di unire e offrire risposte concrete. Con entrambe le Camere sotto il controllo dell’opposizione, Trump dovrà ora confrontarsi con un Congresso in grado di bloccare parte della sua agenda, avviare indagini sull’amministrazione e mettere sotto pressione la Casa Bianca.
A cura di Luigi Frigoli – Giornalista di Unionesarda.it
Clicca qui per scoprire tutti i podcast di Radiolina