• home Home
  • keyboard_arrow_right Podcast
  • keyboard_arrow_rightMostra del Cinema di Venezia 2026: quali sono i film più attesi?
play_arrow

Caffè Corretto

Mostra del Cinema di Venezia 2026: quali sono i film più attesi?

micFrancesca Figus, Giovanni Scanutoday1 Settembre 2026 8

Sfondo
share close

Mostra del Cinema di Venezia 2026: è caccia al Leone d’oro

  • cover play_arrow

    Mostra del Cinema di Venezia 2026: quali sono i film più attesi? Giuseppe Valdes

 

La Mostra del Cinema di Venezia 2026 è pronta a partire. Al Lido arrivano 21 film in concorso. Cinque sono italiani. Sedici arrivano dall’estero. La nuova edizione punta ancora una volta su storie legate al presente. Guerre, diritti, politica, rapporti umani e paure contemporanee entrano nelle opere selezionate. A raccontare le aspettative per la Mostra è Giovanni Scanu, critico cinematografico. Il suo sguardo parte dai film più attesi. Ma guarda anche al ruolo culturale che Venezia continua ad avere.

Festival del Cinema di Venezia (Foto Instagram @labiennale)

Mostra del Cinema di Venezia 2026: oltre il tappeto rosso

Il fascino della Mostra non passa soltanto dalle star e dal red carpet. Il festival rappresenta da sempre uno spazio nel quale il cinema può intercettare le grandi questioni della società. Politica, conflitti, diritti e trasformazioni sociali entrano così nelle storie portate sul grande schermo.

Per Scanu, è proprio questa capacità di andare oltre la semplice competizione a rendere Venezia particolarmente interessante. I film diventano uno strumento per osservare il mondo. Alcuni lo fanno attraverso vicende storiche. Altri scelgono le relazioni personali. Altri ancora affrontano direttamente le tensioni geopolitiche.

Maggie Gyllenhaal e la questione della rappresentanza femminile

Uno dei temi che accompagna questa edizione riguarda la presenza femminile nel cinema. A presiedere la giuria del Concorso sarà Maggie Gyllenhaal, attrice e regista americana. Tra i giurati figura anche Kaouther Ben Hania, regista tunisina già premiata e protagonista della precedente edizione della Mostra.

La presenza di due figure femminili di rilievo rafforza il tema della rappresentanza. Ma il programma del Concorso mostra ancora un forte squilibrio. Tra i 21 film selezionati, infatti, soltanto uno è diretto da una donna. È Woman Unknown di May el-Toukhy, storia di una giovane governante che sta per sposare il ricco vedovo per cui lavora.

Il film porta sullo schermo una vicenda privata segnata da un segreto. Una storia apparentemente intima che si inserisce però nella riflessione più ampia sui rapporti di potere. Per Scanu, la presenza femminile nella giuria rappresenta un segnale importante. La selezione dei film avrebbe però potuto offrire una rappresentanza più ampia.

Dai media alla geopolitica: i film destinati a far discutere

Tra i titoli più interessanti della selezione c’è Ink di Danny Boyle, film d’apertura della Mostra. La storia parte dall’acquisizione del quotidiano britannico The Sun da parte di Rupert Murdoch nel 1969. Il film guarda quindi al rapporto tra informazione, potere e costruzione dell’opinione pubblica.

Un tema che appare particolarmente attuale in un momento nel quale il ruolo dei media è al centro di un confronto continuo. A Venezia arriva anche Dau di Ilya Khrzhanovsky, dedicato al fisico sovietico Lev Landau. Il film è stato accompagnato da polemiche legate ai finanziamenti del progetto e alla figura dell’imprenditore russo Sergey Adoniev.

Alberto Barbera ha difeso la scelta della Mostra. Il direttore ha sottolineato la natura critica dell’opera nei confronti dei totalitarismi. È uno dei casi nei quali il confine tra cinema e attualità diventa particolarmente sottile.

Gaza e le guerre del presente entrano alla Mostra

Il rapporto tra cinema e politica emerge anche con Naza, documentario diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor. Il film affronta il conflitto a Gaza e la situazione della popolazione civile. Un tema destinato inevitabilmente a generare discussione anche fuori dalle sale. La presenza di opere di questo tipo conferma una caratteristica della Mostra.

Venezia non si limita a raccontare il cinema. Porta il cinema dentro il dibattito sul mondo contemporaneo. È anche per questo che il festival può diventare una ribalta per questioni politiche e civili. Le immagini permettono infatti di affrontare temi complessi attraverso storie e punti di vista differenti.

Bunker, Javier Bardem e Penélope Cruz

Tra i titoli che incuriosiscono maggiormente Giovanni Scanu c’è Bunker di Florian Zeller. Il regista francese ha già affrontato le fragilità familiari e psicologiche in The Father e The Son. Nel nuovo film torna a concentrarsi sulle relazioni.

I protagonisti sono Javier Bardem e Penélope Cruz. Interpretano una coppia di professionisti di successo che vive a Londra. Lei lavora in una casa editrice. Lui è un architetto famoso. La loro relazione cambia quando all’uomo viene affidato un progetto fuori dal comune. Deve costruire un bunker antiatomico per un miliardario.

Il bunker come metafora della paura

Il rifugio rappresenta inizialmente una protezione contro una possibile catastrofe. Ma nella storia di Zeller assume un significato più profondo. Il bunker diventa anche una metafora della relazione. Una barriera contro ciò che arriva dall’esterno, ma anche uno spazio nel quale le tensioni della coppia diventano impossibili da nascondere.

È qui che il film sembra allontanarsi dal semplice thriller. La minaccia esterna diventa il punto di partenza per raccontare una crisi personale. La dimensione teatrale di Zeller potrebbe inoltre avere un peso importante. Dialoghi e rapporti tra i personaggi sembrano essere al centro del racconto.

La presenza di Bardem e Penélope Cruz aggiunge un ulteriore elemento di curiosità. I due attori sono una coppia anche nella vita reale. Il film crea quindi un interessante gioco tra realtà, immagine pubblica e finzione.

Per Scanu, Bunker è uno dei titoli da seguire con maggiore attenzione. Dietro la storia di un rifugio antiatomico si nasconde infatti una domanda molto più intima: quanto è possibile proteggersi dalle paure che entrano nella nostra vita? La risposta, come spesso accade nel cinema di Zeller, potrebbe arrivare non dall’azione ma dai rapporti tra i personaggi.

 

Intervista a cura di Francesca Figus

Caffè Corretto del 01-09-2026

Clicca qui per scoprire tutti i podcast di Radiolina


Caffè CorrettoInterviste

Rate it