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Mostra Karalisbrick a Cagliari: boom di visitatori per le opere di Maurizio Lampis Manuel Cozzolino
La mostra Karalisbrick a Cagliari, inaugurata il 24 aprile, sta registrando un grande successo di pubblico e resterà aperta fino al 14 maggio. “Sono già venute diverse migliaia di persone e voglio ringraziare tutti per l’entusiasmo dimostrato”, ha dichiarato Maurizio Lampis, sottolineando l’ampia partecipazione fin dai primi giorni.

L’esposizione presenta numerose opere realizzate con mattoncini, tra cui monumenti, personaggi celebri e creazioni legate al territorio sardo. “Ci sono tante opere molto belle che richiamano la Sardegna e grandi simboli italiani, pensate per emozionare ogni visitatore”, ha spiegato Lampis, evidenziando il forte legame con la cultura locale.
Tra le opere più apprezzate spicca il busto dedicato a Gigi Riva, firmato dall’indimenticato campione prima della sua scomparsa. “Il busto di Gigi Riva è un’opera speciale, autografata da lui, e rappresenta un omaggio molto sentito alla sua figura”, ha raccontato Lampis, evidenziando il valore simbolico dell’opera.
Una delle creazioni più imponenti è la riproduzione di Piazza San Marco, realizzata con quasi 170 mila mattoncini e dimensioni straordinarie. “È il monumento più grande che abbia mai realizzato, con 169.978 mattoncini e un impatto visivo davvero notevole”, ha spiegato Lampis, descrivendo con orgoglio il lavoro.
La mostra include anche numerose riproduzioni di monumenti sardi, offrendo un viaggio attraverso le bellezze dell’isola in chiave artistica. “Sono presenti 22 monumenti sardi che rappresentano diverse zone dell’isola, offrendo una panoramica completa e affascinante”, ha dichiarato Lampis, evidenziando la varietà dell’esposizione.
La mostra Karalisbrick è visitabile tutti i giorni fino al 14 maggio, con orari mattutini e pomeridiani presso il Palazzo Comunale di Cagliari. “Invito tutti a venire perché è una mostra molto bella e capace di sorprendere visitatori di tutte le età”, ha concluso Lampis, incoraggiando il pubblico a partecipare.
Intervista a cura di Matteo Vercelli
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