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Ninni Bruschetta, il teatro come atto politico tra Boris, “A Mirror” e il rifiuto del protagonismo

today9 Gennaio 2026 98

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Ninni Bruschetta racconta A Mirror, Boris e il valore del teatro come responsabilità civile

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    Ninni Bruschetta, il teatro come atto politico tra Boris, “A Mirror” e il rifiuto del protagonismo Fabio Leoni

Ninni Bruschetta torna in scena in Sardegna con A Mirror, confermando il teatro come luogo vivo di confronto, partecipazione e responsabilità civile, lontano da ogni intrattenimento superficiale. “È uno spettacolo che parla di censura e del rapporto che il potere ha con il mondo dello spettacolo”, afferma Bruschetta, sottolineando l’urgenza dei temi affrontati. L’attore racconta l’entusiasmo del pubblico di Arzachena, definendolo “molto attento e puntuale”, elemento essenziale per uno spettacolo che chiede ascolto e consapevolezza. Secondo Bruschetta, il teatro resta uno degli ultimi spazi capaci di parlare alle persone senza filtri, mantenendo una funzione culturale e politica fondamentale nel presente.

Ninni Bruschetta (foto concessa)

Il Premio Solinas e l’etica del lavoro artistico

Ripercorrendo la sua carriera, Bruschetta individua nel Premio Solinas del 1995 un passaggio decisivo per il suo percorso professionale e umano nel cinema e nel teatro. “Quel premio aveva una veste istituzionale importante che ti apre le porte al percorso professionale”, spiega l’attore ricordando la sceneggiatura Delinquente per tendenza. Bruschetta insiste sull’idea del lavoro artistico come mestiere, respingendo ogni mitologia narcisistica legata alla creatività e al successo personale. “I grandi artisti sono umili e si pongono nei confronti del lavoro come un lavoratore qualsiasi”, afferma, rivolgendosi soprattutto alle nuove generazioni.

Essere non protagonisti come scelta consapevole

Nel suo libro Manuale di sopravvivenza dell’attore non protagonista, Bruschetta riflette su una condizione professionale spesso sottovalutata ma profondamente formativa. “Non essere protagonisti può essere un grande vantaggio, perché si è ugualmente partecipi e autori di quello che si sta facendo”, chiarisce l’attore. La metafora della goccia nel mare sintetizza la sua visione: il valore nasce dall’appartenenza a un progetto collettivo, non dalla centralità individuale. Per Bruschetta, il protagonismo è spesso un’illusione, mentre il senso autentico del lavoro artistico risiede nella condivisione e nella responsabilità comune.

Da Boris a Mirror, il successo dei progetti significativi

Il personaggio di Duccio Patanè in Boris ha reso Bruschetta iconico, ma l’attore rivendica il valore politico e culturale del progetto più che la popolarità. “Avere successo con un progetto politico importante è diverso dallo stupido intrattenimento”, afferma, collegando Boris alle urgenze del presente. In A Mirror, accanto a Greg e Paola Michelini, il racconto teatrale smaschera compromessi, censure e ambiguità del potere culturale contemporaneo. “La censura è vergognosa perché è compiuta da persone incompetenti contro chi fa del bene al mondo”, conclude Bruschetta, ribadendo il senso del suo teatro.

Intervista a cura di Francesco Abate

Caffè Corretto del 09-01-2026

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