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Nucleare, gli SMR accelerano il dibattito: ecco perché i mini reattori dividono l’Italia Fabio Leoni
Il nucleare torna al centro del dibattito pubblico italiano dopo la visita a Cagliari del ministro Gilberto Pichetto Fratin, che ha rilanciato il tema con decisione. Il confronto si concentra oggi su tecnologie molto diverse rispetto al passato e sulle possibili applicazioni future. Il professor Corrado Cicalò, docente dell’Università di Cagliari, chiarisce subito il punto principale: “Siamo molto lontani dalle tipologie di reattori che hanno causato, per esempio, l’incidente di Chernobyl.” Una precisazione fondamentale per comprendere l’evoluzione della tecnologia nucleare moderna.

Secondo Cicalò, l’Italia guarda ai cosiddetti SMR (Small Modular Reactors), reattori modulari di dimensioni ridotte ma basati sulla stessa fissione nucleare dei grandi impianti tradizionali. Questi sistemi promettono maggiore flessibilità operativa, costi iniziali inferiori e tempi di costruzione più rapidi rispetto alle centrali convenzionali. Il docente sottolinea un dato significativo: “Sarebbero in grado di produrre energia dell’ordine di 300 MW occupando una superficie pari a due campi da calcio.” Questa caratteristica li rende particolarmente interessanti per future strategie energetiche.
Gli SMR offrono elevati standard di sicurezza e potrebbero attrarre maggiormente investimenti privati, grazie a costi di accesso più contenuti rispetto ai grandi reattori nucleari. Rimangono però alcune criticità economiche, soprattutto sul costo finale dell’energia prodotta, superiore rispetto ai grandi impianti per ragioni di scala. Cicalò evidenzia anche lo scenario internazionale: “La Cina e la Russia hanno già reattori di questo tipo, mentre il Canada ne sta costruendo uno.” Il nucleare di nuova generazione si conferma quindi una partita strategica globale.
Intervista a cura di Veronica Fadda
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