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Nuovi rincari sui carburanti nell’Isola dopo l’abolizione del bonus governativo Cristian Asara
Il ritorno delle accise piene pesa sui rifornimenti dei sardi. In Sardegna un pieno di gasolio costa oggi quasi 7 euro in più rispetto a inizio mese. La fine dello sconto statale introdotto per calmierare i prezzi durante le tensioni in Medio Oriente ha fatto schizzare verso l’alto i tabelloni dei distributori in tutta la regione.
I dati elaborati dall’Unione Nazionale Consumatori mostrano un balzo netto tra il 3 luglio, ultimo giorno di agevolazioni, e oggi. Per un pieno di gasolio la differenza è di ben 6,80 euro in più, mentre per la benzina l’aggravio si attesta sui 4,90 euro. Un aumento rapido che incide direttamente sui bilanci di famiglie e imprese sarde, storicamente penalizzate da una rete di trasporti interna legata quasi esclusivamente alla gomma.

Secondo le ultime rilevazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), il prezzo del diesel nell’Isola ha superato la barriera psicologica dei due euro, attestandosi su una media di 2,028 euro al litro. La Sardegna entra così nella lista dei territori più cari d’Italia, subito dietro a Bolzano, Sicilia e Friuli-Venezia Giulia. A preoccupare maggiormente è l’effetto combinato dello stop al taglio delle accise (pari a 5 centesimi al litro, che diventano oltre 6 centesimi calcolando l’Iva al 22%) e le tensioni sui mercati internazionali del greggio.
L’Unione Nazionale Consumatori chiede un intervento immediato per evitare che la situazione sfugga di mano. Le quotazioni del petrolio restano alte e lo scenario geopolitico non mostra segni di distensione. Viene sollecitato un passo indietro da parte dell’esecutivo, con il ripristino immediato della riduzione fiscale per sterilizzare gli aumenti e dare ossigeno a un territorio isolano dove l’auto privata rappresenta spesso l’unica alternativa di mobilità.
Radio Smeralda del 15 -07-2026
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