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Sgominata rete del traffico di migranti con base a Cagliari Fabio Leoni
La Squadra mobile di Cagliari ha eseguito otto fermi nell’ambito di un’indagine su un’organizzazione dedita al traffico di migranti tra Algeria e Sardegna. L’operazione, coordinata dal sostituto procuratore Danilo Tronci, ha individuato una struttura con base logistica nell’area cagliaritana e collegamenti internazionali di particolare rilievo investigativo. Secondo il dirigente Davide Carboni, l’inchiesta è partita a febbraio e ha consentito di intervenire rapidamente, anche per tutelare l’incolumità delle persone coinvolte. «Forse è la prima volta che un’organizzazione con base logistica in Sardegna riusciva a organizzare questi viaggi», ha spiegato Carboni durante l’intervista.

L’organizzazione avrebbe gestito traversate dalle coste algerine di El Kala verso il Sulcis, utilizzando gommoni veloci e prevedendo anche la disponibilità di documenti falsi. Le indagini hanno preso origine da precedenti episodi drammatici, culminati nella morte di cinque migranti durante due viaggi sulle stesse rotte. Carboni ha sottolineato come l’attività investigativa mirasse anche a prevenire nuovi rischi per chi affrontava la traversata, dopo precedenti episodi caratterizzati da conseguenze drammatiche. «L’operazione è stata gestita in tempi veloci proprio per salvaguardare l’incolumità dei migranti», ha dichiarato il dirigente della Squadra mobile di Cagliari, spiegando la necessità di accelerare gli accertamenti.
L’inchiesta avrebbe inoltre fatto emergere l’intenzione dell’organizzazione di ampliare le rotte verso la Tunisia e utilizzare gli stessi gommoni per trasportare sostanze stupefacenti. I mezzi, definiti Phantom dagli indagati, erano considerati particolarmente rapidi e adatti a differenti attività criminali legate al traffico via mare. Tra le sostanze indicate dagli investigatori figurano hashish e cocaina, all’interno di un progetto che avrebbe potuto aumentare ulteriormente il giro d’affari dell’organizzazione. «Il business dell’organizzazione era proprio quello: fare il salto di qualità», ha spiegato Carboni, evidenziando come l’intervento abbia interrotto anche questo possibile sviluppo criminale.
Intervista a cura di Matteo Vercelli
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