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La mappa che trova l’eclissi: bastano pochi metri per cambiare la visibilità Manuel Cozzolino
Non è una semplice cartina dei luoghi consigliati, ma uno strumento interattivo capace di analizzare la visibilità dell’eclissi considerando anche l’orografia del territorio. «Anziché contare il numero di ore di sole, ho contato il numero di minuti che l’eclissi colpisce una determinata superficie», spiega Alessio Zanol, divulgatore scientifico.

Il progetto nasce da un’esigenza concreta dell’ingegnere e divulgatore scientifico trentino, abituato a lavorare sull’osservazione del cielo. «È nata principalmente da una mia esigenza, perché io vivo in Trentino e nelle valli del Trentino il problema è ancora più accentuato che in Sardegna», racconta Zanol.
Per realizzare la mappa, Zanol ha recuperato strumenti utilizzati normalmente nella progettazione degli impianti fotovoltaici, adattandoli alla previsione dell’evento astronomico. «Avevo utilizzato degli strumenti che vengono utilizzati di solito per pianificare impianti fotovoltaici», spiega il divulgatore.
La particolarità della mappa consiste nell’analizzare ciò che accade vicino all’orizzonte, dove anche ostacoli apparentemente insignificanti possono compromettere completamente l’osservazione. «Basta anche una montagna, una collina, un piccolo rilievo o anche un edificio per ostruire la vista», sottolinea Zanol.
Il territorio sardo presenta caratteristiche particolarmente interessanti per il progetto, perché rilievi, vallate e differenze altimetriche modificano rapidamente la visibilità dello stesso fenomeno. «Il caso della Sardegna è molto particolare perché è molto variegata: ci sono alcune zone con ottima visibilità, altre zone dove non si vede nulla», afferma Zanol.
Uno degli aspetti più sorprendenti evidenziati dalla mappa riguarda le differenze tra località estremamente vicine, come dimostra l’esempio dell’area di Orosei. «Nel giro di qualche chilometro si passa dalla non visibilità dell’eclissi alla visibilità che arriva fino al 90% di copertura», spiega Zanol.
Il sistema consente di selezionare un punto preciso e ottenere informazioni specifiche sugli orari dell’eclissi e sulla relativa copertura, rendendo possibile un’analisi molto più accurata. «Quello che vi invito a fare è consultare la mappa nel dettaglio perché cambia anche nel giro di qualche centinaio di metri», raccomanda Zanol.
Nonostante l’elevata precisione del modello, la mappa non può conoscere ogni ostacolo presente fisicamente sul terreno, soprattutto quelli di dimensioni ridotte. «La mappa non vede alcune cose molto piccole come alberi o edifici o muretti che altrimenti potrebbero rovinare lo spettacolo», avverte Zanol.
La tecnologia offre quindi un primo livello di analisi, ma il controllo diretto dell’orizzonte rimane fondamentale per verificare concretamente le condizioni del punto prescelto. «Io vi suggerisco anche di visitare in prima persona i luoghi in questi giorni, non aspettate il giorno stesso», consiglia Zanol.
Dietro il progetto non c’è soltanto l’interesse per l’astronomia, ma anche la passione dell’autore per cartografia libera, dati geografici e strumenti open source. «Da sempre ho la passione per la cartografia, in particolare per la cartografia libera open source», racconta Zanol.
La mappa rappresenta così l’incontro tra astronomia, ingegneria, informatica e cartografia, trasformando dati complessi in uno strumento accessibile agli appassionati. «Ho utilizzato anche molti strumenti liberamente disponibili e che derivano anche da un lavoro collettivo», spiega Zanol.
Anche l’altitudine assume un ruolo importante nell’analisi, perché un punto sopraelevato permette di avere un orizzonte più ampio rispetto alla stessa posizione osservata dal livello del mare. «Stando in quota noi vediamo un orizzonte più basso e quindi possiamo apprezzare una copertura maggiore dell’eclisse», osserva Manuel Floris.
Lo strumento digitale sarà affiancato dalla possibilità di accedere rapidamente alla mappa attraverso un QR code pubblicato sull’edizione cartacea dell’Unione Sarda, collegando informazione tradizionale e tecnologia. «La potete aprire col QR code sul cartaceo, ma anche sui nostri siti e sui nostri social», ricorda Floris.
L’aspetto più interessante del progetto è forse la sua capacità di dimostrare come strumenti nati per altri scopi possano essere trasformati in nuove applicazioni per la divulgazione astronomica. «Una volta che hai impostato il lavoro informatico è facile estenderlo all’intera Europa», spiega Zanol.
Il progetto di Alessio Zanol porta quindi la cartografia dentro la divulgazione astronomica, permettendo al pubblico di comprendere concretamente quanto il territorio influenzi l’osservazione del cielo. «È un’idea che mi piace molto», conclude Zanol, sintetizzando la filosofia open source alla base del progetto.
Intervista a cura di Stefano Birocchi
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